DELIBERAZIONE DEL CONSIGLIO COMUNALE
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N° SN del
Reg. Data 14.02.2003 |
OGGETTO: |
Verbale senza numero: Dibattito sul tema della
PACE. |
L’anno Duemilatre, il
giorno Quattordici del mese di Febbraio alle ore 16,30 nella
sala delle adunanze consiliari.
Alla prima convocazione in Assemblea
aperta, che è stata partecipata ai signori Consiglieri a norma di legge,
risultano all’appello nominale:
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CONSIGLIERI |
P |
A |
CONSIGLIERI |
P |
A |
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1) SERRELI SANDRO |
X |
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12) LOBINA BRUNO |
X |
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2) LOBINA ALDO |
X |
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13) SERRA MASSIMO |
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X |
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3) TREMULO PAOLO |
X |
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14) FALQUI GIOVANNI |
X |
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4) ANEDDA TARCISIO |
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X |
15) ZEDDA CELESTE |
X |
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5) PUSCEDDU M. BARBARA |
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X |
16) ORRU' ANDREA |
X |
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6) LOI MARCO |
X |
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17) LEONI MASSIMO |
X |
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7) MORICONI CESARE |
X |
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18) PODDA SALVATORE |
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X |
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8) VALENTINI EMILIO |
X |
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19) MELIS GIUSEPPE |
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X |
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9) UDA SARA |
X |
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20) CAPPAI MASSIMO |
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X |
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10) MALLOCCI MASSIMILIANO |
X |
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21) MANNU GIORGIO |
X |
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11) CAU GRAZIANO |
X |
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Presenti n° 15 |
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Assenti n° 6 |
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OLTRE ALL'ASSESSORE TECNICO: ATZERI
GIULIO |
P |
A |
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X |
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Presiede il Sig. Valentini
Emilio nella qualità di Presidente del Consiglio con l’assistenza del Vice
Segretario Generale Dr.ssa Aresu Anna Maria.
Il Presidente, constatato il numero
legale degli intervenuti, dichiara aperta la seduta.
IL CONSIGLIO COMUNALE
Il Presidente del Consiglio Valentini Emilio prima dell'inizio dei
lavori ricorda che essendo un Consiglio Comunale in seduta aperta, ai sensi
dell'art. 64 del Regolamento del Consiglio Comunale non può essere adottato
alcun tipo di delibera. E' prevista la possibilità che anche al pubblico
presente in aula possa essere data la parola per intervenire sul seguente punto
all'ordine del giorno che risulta iscritto nella convocazione del Consiglio:
Dibattito sul tema della PACE. Dunque questo Consiglio Comunale è riunito per
consentire al Consiglio Comunale stesso come massima istituzione locale di
dibattere e di argomentare su un tema che è preoccupazione nostra, ma anche in
tutta la società civile, negli ambienti dell'associazionismo culturale, nei
movimenti della Pace, nel mondo politico stesso e in tutto il mondo. Afferma di
aver ricevuto una lettera indirizzatagli dal Comitato "Sìnnai per la
Pace" dove si chiedeva la convocazione di questo Consiglio Comunale.
La sollecitazione di questo movimento è stata accolta molto volentieri perché
un momento come questo dà la possibilità ai cittadini di dibattere, insieme ai
rappresentanti delle istituzioni, un tema
importante come quello della Pace che, in questo momento è un valore
messo in serio pericolo. Non pone limiti di tempo agli interventi, ma chiede
sia ai Consiglieri che al pubblico di contenere comunque i termini del
dibattito in uno spazio di tempo che consenta di esprimere le opinioni ed avere
poi la possibilità di partecipare ad altri momenti di incontro organizzati
dalla Parrocchia e dallo stesso comitato "Sìnnai per la Pace"
quali: un momento di preghiera e una fiaccolata per la Pace. Chi volesse
prendere la parola ne ha la facoltà.
ENTRA il Cons. Melis
Giuseppe quindi i presenti sono 16.
Intervengono:
Il Sindaco Serreli Sandro il quale porge si saluti a tutti i
presenti ed afferma che questo è un momento di riflessione particolare.
Preannuncia che chiederà che venga stilato un documento che faccia proprie le
conclusioni di questa discussione. "La guerra non ha più senso per il
semplice fatto che non si vince più, per il semplice fatto che anche una guerra
vinta non chiude il conflitto che voleva chiudere anzi lo riapre in forme più
nuove e terribili". Questa frase appartiene, dice, ad un uomo che
forse più di ogni altro ha contribuito a gettare le radici della cultura della
Pace. Quest'uomo si chiamava Padre Ernesto Balducci.
In questa frase si racchiude tutto il non senso della guerra, tutto il non
senso di questa guerra. Afferma che stenta sempre più a capire le ragioni di un
intervento in Iraq, stentano a capire anche la Francia e la Germania, la
stragrande maggioranza delle Nazioni facenti parte del Consiglio di Sicurezza
dell'O.N.U. e stenta a capire anche il PAPA. Si dice convinto che se questa
guerra si farà provocherà sicuramente ancor più problemi di quanti ne voglia
risolvere. Allontanerà di certo la possibilità di porre fine all'ormai infinito
conflitto Arabo-Israeliano, indebolirà i cosiddetti regimi Arabi moderati
bloccandone ogni possibile evoluzione democratica, accrescerà sicuramente
l'attuale fossato che separa l'Occidente e il Mondo Arabo esponendo ancor di
più i primi a sconsiderate azioni terroristiche e seppellirà, forse
definitivamente, la possibilità di costruire una Pace giusta e duratura in
Medio Oriente che deve essere la vera priorità dell'O.N.U. e dell'Europa. Ecco
perché l'estrema prudenza, che oggi caratterizza l'Organizzazione delle Nazioni
Unite deve essere sostenuta con forza, così come il Piano Franco-Tedesco deve
trovare il sostegno dell'intera Europa, nessuno escluso. Ecco perché l'impegno
del Vaticano, che mai prima d'ora si era spinto così oltre, riscuote sempre più
l'apprezzamento incondizionato dell'opinione pubblica per il suo alto
significato in questo delicatissimo momento. Purtroppo la politica
internazionale, soprattutto quella rivolta al Medio Oriente, che gli Stati
Uniti hanno portato avanti dopo i tragici fatti dell'11 Settembre, è
condizionata ancora troppo da quei tragici eventi ed è sempre più orientata a
dare priorità al ricorso alle armi più che alla diplomazia. Una potenza come
l'America, per usare le parole di Vittorio Foa, dovrebbe
essere in grado di superare questi condizionamenti e di governare
anche altre ipotesi, ed essendo il paese più forte, avere anche la
possibilità di cambiare il corso degli eventi. Crede che in quel tragico
giorno (11 Settembre) non sia stata colpita solo la coscienza degli Americani.
Quell'immane tragedia ha colpito ogni coscienza democratica del mondo
provocando la ferma di condanna di ogni forma di violenza e di terrorismo.
Quelle tragiche immagini hanno reso ancor più evidente, al mondo intero, quanto
sia urgente ed indispensabile porre freno al "disordine internazionale"
dando più forza all'unica organizzazione oggi esistente, in grado di costruire
un nuovo ordine mondiale democratico perché espressione di tutti i popoli
del mondo, che è l'O.N.U..
E' anche per questo che oggi ci troviamo qui, prosegue, per dire NO non solo alla guerra ma anche NO al terrorismo perché anch'esso, come la guerra, è
una minaccia per la Pace,
per la Libertà, per la Democrazia. Per questo lo si deve combattere e
sconfiggere rafforzando la cooperazione internazionale, riducendo il grande
divario economico e sociale che oggi esiste tra Paesi ricchi e Paesi del
cosiddetto Terzo Mondo, restituendo dignità e nazionalità a popoli che da
troppo tempo sono stati abbandonati a se stessi e vivono costantemente nel
terrore, nella vana attesa di una forte azione diplomatica che possa porre fine
al loro dramma. Quindi ribadiamo, dice, il nostro fermo NO al terrorismo, NO alla guerra, SI alla Pace.
E' con queste parole che invita tutti ad unirsi idealmente con tutti coloro che
oggi stanno lavorando per il raggiungimento di questi obiettivi. E' con queste
parole che, nel rispetto della nostra Costituzione, che impegna il nostro paese
e tutte le sue Istituzioni ad operare per la Pace e la Giustizia nel mondo chiede al Consiglio che al termine del dibattito sia elaborato e
approvato un documento di condanna alla guerra e al terrorismo e una
condivisione per esporre, all'esterno di questo edificio, la bandiera con i
colori dell'arcobaleno simbolo della PACE.
Segue un caloroso applauso.
Il Cons. Cau Graziano il quale sostiene che finita la
divisione in blocchi, con la caduta del muro di Berlino, sembrava che nulla si
opponesse a un futuro di pace e alla soluzione dei grandi problemi del pianeta
come il disarmo, una graduale cessazione della produzione delle armi, la
riduzione delle enormi disuguaglianze, portatrici di insopportabili
ingiustizie, responsabili, ogni anno, della morte per fame e malattie di
milioni di esseri umani, e una politica di sviluppo sostenibile idonea a
salvaguardare l'ambiente per le generazioni future. Invece è accaduto
esattamente il contrario.
Nel
mondo unipolare, improvvisamente privato del nemico e impegnato soltanto a
celebrare i trionfi del liberismo, si sono ignorati e sono stati anzi aggravati
tutti i grandi problemi del pianeta. Si è così approfondito il divario tra i
paesi ricchi e i paesi poveri, come diceva giustamente il Sindaco, ma anche tra
i paesi ricchi. Tra i ricchi che sono sempre più ricchi e i poveri che sono
sempre più poveri. Si è lasciato libero corso alle devastazioni dell'ambiente,
si sono chiuse ermeticamente le nostre frontiere a masse crescenti di affamati,
senza minimamente curarsi dell'odio e delle rivolte che, frattanto, montavano
contro l'Occidente e delle minacce alla pace e alla sicurezza generate dalla
nostra miopia. Infine si è supplito a questa totale incapacità di governo con
la politica delle armi.
Si
è sviluppato nel senso comune un processo di normalizzazione della guerra quale
strumento di soluzione dei problemi e dei conflitti internazionali. Infatti,
eccoci a discutere nuovamente di una guerra, ormai certa, che vede l'Italia,
purtroppo, impegnata in prima linea, mettendo in discussione i principi di
convivenza civile su cui si fonda la nostra Costituzione, stracciando
l'articolo 11 e privilegiando l'intervento militare come soluzione dei problemi
economici e geopolitici degli Stati Uniti d'America. Perché sono solo questi e
non altri i motivi che spingono alla guerra. Il regime di Saddam Hussein, non
ci sono dubbi, è ferocemente contrario a chiunque osi opporsi ed ha fatto
massacrare migliaia di Curdi e di Comunisti. Le spese militari sostenute dagli
Stati Uniti d'America, dalla seconda guerra mondiale in poi, hanno creato un
complesso militare e industriale che non ha confronti nel mondo. Sono caduti i
due blocchi, è caduto il Patto di Varsavia però la NATO si é ulteriormente
potenziata. Basti pensare che dalla spesa militare dipendono 85.000 imprese
americane che occupano milioni di lavoratori. Mentre il rallentamento della
economia, più lungo del previsto, devasta molti settori industriali, quello
della difesa rappresenta una luminosa eccezione per fornitori, investitori e
per chi è in cerca di lavoro.
In
effetti quando leggiamo che il costo della guerra all'Iraq è stimato per tanti
miliardi di dollari (100/200 miliardi), dobbiamo tener presente che quello, che
per il governo U.S.A. è un costo, per le industrie degli armamenti è un
profitto. Insomma la guerra fa bene all'economia americana.
La
grande crisi del 1929 è stata superata solo dopo la seconda guerra mondiale
quindi con una economia di guerra. Dopo la prima guerra in Iraq del 1991 i
mercati finanziari americani sono aumentati del 15% e dopo la guerra in
Afghanistan del 10% nonostante, nel mese di novembre, ci sia stato il
fallimento della Enron. Per gli U.S.A. quindi la guerra è una opportunità e una
necessità. Una opportunità
in quanto da un lato offrono un terreno ideale per lo sviluppo di nuove e più
sofisticate armi e dall'altro rappresentano la migliore vetrina per esporre le
armi da vendere al resto del mondo. A questo proposito è bene ricordare che
l'80% delle armi vendute ai Paesi Arabi è prodotto negli Stati Uniti d'America.
Una necessità in quanto le armi debbono
essere usate al fine di poterne produrre di nuove da vendere agli eserciti che
le usano. Anche nel settore militare infatti le crisi da sovrapproduzione sono
sempre in agguato. Nel caso dell'Iraq, poi, la posta in gioco è di enorme
importanza e riguarda sia il rafforzamento del controllo U.S.A. sulle fonti di
energia che per il territorio di grande importanza strategica. Per quanto
riguarda il controllo delle fonti di energia gli Stati Uniti mirano a far
rientrare l'Iraq che, con i suoi 112 miliardi di barili di riserve, è secondo
soltanto all'Arabia Saudita come protagonista del mercato petrolifero mondiale.
Lo ha detto a chiare lettere il consigliere economico di Bush che, qualora si
verificasse un cambio di regime in Iraq si potrebbero rendere disponibili da 3
ai 5 milioni di barili di petrolio in più al giorno. Per fare questo si
potrebbe semplicemente obiettare che sarebbe sufficiente eliminare le sanzioni
nei confronti dell'Iraq, in fondo, sono solo queste il principale ostacolo al
rientro dell'Iraq nel mercato petrolifero con un ruolo da protagonista, ma
sarebbe troppo facile e ingenuo pensarlo perché quello che interessa agli
U.S.A. non è semplicemente rendere disponibile al mondo il petrolio Iracheno ma
farlo estrarre dalle proprie Multinazionali e farlo passare per i propri
oleodotti, cosa oggi impossibile e non solo perché in Iraq esiste una compagnia
petrolifera di Stato, non a caso si è indicata la sua privatizzazione come
compito essenziale del dopo Saddam, ma anche perché l'Iraq, in questi anni, ha
firmato numerosi contratti con compagnie petrolifere di altri paesi per
l'esplorazione di pozzi e l'estrazione e vendita di greggio e fra questi,
ovviamente, non ci sono gli Stati Uniti, ma c'è la Francia, la Cina, la Russia
e anche l'Italia con l'AGIP. Che uno degli obiettivi dell'attacco all'Iraq sia
quello di ridimensionare il potere dell'Arabia Saudita, e passa al secondo
problema cioè quello strategico, non è un mistero per nessuno, infatti
recentemente in una riunione al Pentagono si era individuata, come nemico
numero uno degli Stati Uniti d'America, l'Arabia Saudita perché nell'Arabia
Saudita ci sono delle Sette Sunnite ultrafondamentaliste che animano l'Islam in
tutto il mondo incluso Osama Bin Laden. Quindi la guerra offrirebbe la
possibilità di installare direttamente in Iraq le proprie basi, riducendo
l'importanza se non eliminando completamente di quelle presenti in Arabia
Saudita e ridurrebbe il potere del petrolio Saudita consentendo di
diversificare le fonti di approvvigionamento. In gioco non c'è solo quindi il
petrolio ma un vero e proprio ridisegno dello scacchiere Medio-Orientale.
Perciò con la guerra all'Iraq, se avranno successo, gli Stati Uniti d'America
acquisteranno una base sia politica che militare nel cuore del Medio-Oriente da
cui saranno in grado di esercitare una maggiore pressione su tutti i paesi
vicini Iran, Arabia Saudita, e il resto dei paesi esportatori del Golfo Siria e
Giordania. Inoltre una presenza militare in Afghanistan, in Iraq e in alcune
delle Repubbliche centro Asiatiche dà agli Stati Uniti vantaggi strategici
rispetto alla Russia e alla Cina, in modo particolare a quest'ultima, perché è
una nazione industriale dove il PIL sta arrivando a cifre stratosferiche, e
alla Cina serve il petrolio Iracheno. Con questa operazione verrebbe
controllato anche il flusso del petrolio verso la Cina. Quindi un controllo
economico anche da questo punto di vista. Chiaramente, quindi, in questo caso
la posta in gioco va aldilà del petrolio. L'Unione Europea e l'area valutaria
imperniata sull'Euro sarebbero tra le grandi sconfitte della guerra sotto il
profilo strategico, infatti non soltanto le compagnie petrolifere europee
sarebbero rimpiazzate da quelle Americane, ma più in generale sarebbero
vanificate tutte le iniziative economiche messe in piedi negli ultimi anni nei
confronti del Medio-Oriente e dei paesi del golfo. Ci sono stati anche
recentemente degli accordi economici tra l'Iraq e l'Unione Europea e c'è anche
una creazione di un'area di libero scambio sempre tra l'Unione Europea e i
paesi del golfo. La gravità di tale battuta d'arresto può essere facilmente
compresa se consideriamo appunto la dipendenza energetica dell'Europa da questi
paesi e dal fatto che l'intero Medio-Oriente, per scambi commerciali e legami
finanziari, gravita principalmente nella zona di influenza dell'Euro. Del resto
non è un caso che la Banca Centrale Europea abbia dichiarato, senza mezzi
termini, e anche Fazio l'ha dichiarato recentemente, che una guerra all'Iraq
potrebbe danneggiare la fragile ripresa dell'economia europea, infatti anche la
Germania, la Francia e il Belgio stanno difendendo le loro Multinazionali da
quelle Americane. Quindi NO alla guerra senza se e senza ma perché spesso si
confonde l'uso legittimo della forza previsto dalla Carta dell'O.N.U. con la
guerra, in questo caso, preventiva. Il Presidente Bush e i suoi sostenitori
hanno avuto l'abilità di mescolare la questione del terrorismo internazionale
con quella dell'Iraq come se fosse la stessa cosa. Ora, ammesso e non concesso
che il terrorismo giustifichi la guerra, come si può usare un tale argomento
per scatenare una guerra contro l'Iraq senza che ci siano prove che questo
paese sia collegato al terrorismo di Al-Qaeda, più di quanto non lo siano la
già citata Arabia Saudita e le decine di altri paesi tra quelli indicati dai
servizi segreti americani. Saddam Hussein, oltre a combattere i suoi avversari
politici ha anche combattuto contro il fondamentalismo Islamico in Iran,
infatti è forse l'unico paese Laico di quella zona, il suo vice Tarek Aziz non
è Islamico ma è Cristiano. Ammettendo che Saddam Hussein disponga di armi di
distruzione di massa, ipotesi che il Consiglio di sicurezza con la risoluzione
1441 ha dato incarico di accertare nella maniera più approfondita, agli
Ispettori, si chiede se possa essere legittima una autorizzazione del Consiglio
di Sicurezza dell'Onu a una guerra preventiva qualora l'esito delle ispezioni
fosse giudicata insoddisfacente, solo insoddisfacente. Sia il Consiglio di
Sicurezza che la Corte Internazionale di giustizia hanno più volte non soltanto
escluso ma condannato, non diciamo la guerra, ma persino, singole azioni
militari intraprese contro l'astratto pericolo di una aggressione da parte di
Stati sospettati di essere in possesso di armi di distruzione di massa. Un
piccolo esempio per chiarire meglio il concetto - un precedente che riguarda
proprio l'Iraq di Saddam Hussein:
il
19 giugno del 1981 il Consiglio di Sicurezza adottò, con il visto anche degli
Stati Uniti, una risoluzione di condanna dell'attacco Israeliano al reattore
atomico Osirak vicino a Bagdad, respingendo la tesi di Israele secondo cui
l'azione era stata giustificata dalla necessità di difendersi dalla costruzione
di una bomba atomica in Iraq. Il possesso di armi di distruzione di massa non
sarebbe dunque sufficiente a giustificare una guerra preventiva, neppure se
autorizzata dal Consiglio di Sicurezza. Armi di distruzione di massa sono
detenute da decine di paesi inclusi gli Stati Uniti e, afferma, gli risulta che questi siano gli unici ad
averle usate (vedi Hiroshima e Nagasaky) Quindi l'idea di guerra preventiva è
radicalmente esclusa dalla Carta dell'O.N.U.. L'uso legittimo della forza
prevista dagli articoli dal 41 al 48 (tutto il Capo VII) della Carta
dell'O.N.U., non può che essere una cosa estremamente diversa dalla guerra.
Innanzitutto l'impiego della forza non può essere diretto a debellare il
nemico, ma solo a neutralizzarlo, deve trattarsi, in altre parole, di un uso
controllato e limitato della forza che esclude comunque il sacrificio di
persone innocenti (i cosiddetti effetti collaterali). In secondo luogo tale uso
della forza deve svolgersi costantemente sotto la direzione e il controllo del
Consiglio di sicurezza con un Comitato di Stato Maggiore il quale deve decidere
i mezzi da impiegare, l'inizio e la fine delle operazioni e tutte le azioni
intermedie, finora questo non è successo. Diverso dalla guerra, prosegue, la
quale, per sua natura è violenza, è sregolata e indiscriminata, non elimina il
terrorismo, ma anzi con le miserie, le distruzioni e le morti alimenta nuovi
odi, nuovi propositi di vendetta e di giustizie. Allora perché tanto accanirsi
nel voler per forza fare questa guerra? Perché Bush e la sua amministrazione
hanno fatto un grosso investimento politico ed economico nella guerra contro
l'Iraq e nella deposizione di Saddam Hussein. Vogliono per forza mandarlo in
esilio. Recedere dall'impegno gli costerebbe caro, l'O.N.U. non deve cedere e
neanche noi, alle sprezzanti pressioni, al limite dell'ultimatum, da parte del
Presidente americano (agiremo da soli, stiamo perdendo la pazienza etc.),
autorizzando la guerra preventiva per non andare incontro ad un futuro
governato dal dominio militare della superpotenza americana e sulla sovranità
assoluta del suo presidente nuovamente investito dell'antico e illimitato
diritto di guerra, diventando così veramente infinito. Fa appello, quindi, a
tutto il Consiglio affinché al termine di questa importantissima giornata venga
votata una Mozione o un documento contro la guerra preventiva che, se messa in
atto, creerebbe un gravissimo precedente a livello di diritto internazionale e,
in concreto, renderebbe possibile e giustificato qualsiasi atto di guerra e
qualsiasi aggressione ad ogni nazione. Inoltre chiede che venga rivolto un
appello al governo italiano affinché assuma una iniziativa diplomatica tesa ad
evitare la guerra, con una maggiore intesa a livello di Unione Europea. Si
associa a quanto chiesto precedentemente dal Sindaco per l'esposizione della
bandiera della Pace nella casa comunale e ritiene di non capire la
contrapposizione tra oppositori della guerra e possibilisti. E' dell'opinione
che tutti si sia contro la guerra e che l'esposizione della bandiera rappresenti
un auspicio perché non si arrivi alla guerra.
Segue un caloroso applauso.
ENTRA il Cons. Podda
Salvatore quindi i presenti sono 17.
Il Cons. Falqui Giovanni il quale dà lettura di un intervento
scritto che si allega al presente verbale sotto la lettera "A";
Il Cons. Mannu Giorgio il quale ricorda che l'esperienza
insegna e che forse si commuoverà un po’. Dice di essere vittima della guerra
in quanto orfano dell'ultima. Sa che la guerra ha portato e porterà sempre
lutto, tristezza, dolore e miseria. Sostiene di averla vissuta come ha vissuto
il dopoguerra ancora più duro, quindi non può che rinnegarla perché indebolisce
e segna l'essere umano. Si parla di questa probabile (si augura di no) guerra
prossima, ma si sa che nel pianeta ci sono molti stati in guerra e questo
produce miseria e morte. Sìnnai, come tutti gli altri paesi e città italiane,
europee e mondiali ha i suoi caduti, qualche combattente è presente anche in
quest'aula oggi. Nello stesso tempo ci si deve porre il problema del terrorismo
che non produce altro che guerra continua e non si può combatterlo perché con
la loro viltà agiscono come le spie, inosservate e a tradimento. L'augurio che
si pone, è che si riesca a responsabilizzare i nostri governanti alla cautela e
ricordarsi le conseguenze della guerra. Ci sono diverse organizzazioni e il
Consiglio di Sicurezza che cercano di arginare la guerra, ma forse molti di
questi non l'hanno vissuta o la vivono in modo diverso perché a combattere
mandano altri, quelli che non la vorrebbero. L'augurio che fa è che la guerra
non ci sia. Ritiene che il terrorismo vada combattuto perché crea lutto,
disperazione e dolore, ma è del parere che la guerra sia ancora peggiore perché
coinvolge oggi l'umanità intera.
Segue un caloroso applauso.
Una cittadina di Sìnnai (Zuddas Doretta) la quale
afferma di voler fornire dati che provengono da fonti non politiche. Parla di
fonti della Chiesa Cattolica e dell'Unicef perché afferma di voler affrontare
il problema dell'Iraq in base alle notizie che giungono da chi dovrebbe essere
fuori dalle parti.
Legge
alcuni stralci:
di
un messaggio di un Vescovo di Baghdad: "..L'embargo ci ha privato di
tutto, dal latte ai medicinali, per anni non c'è stato zucchero, i giovani non
vedono un futuro, le mamme si sentono sole nell'impossibilità di nutrire e di
curare i loro figli, mancano beni essenziali e non possiamo viaggiare, per
venire in Italia ho dovuto raggiungere con l'auto Amman, la Capitale della
Giordania, solo qui potevo prendere l'aereo. L'aeroporto civile è chiuso da
anni e solo negli ultimi mesi ci sono voli che collegano Baghdad con Amman e
Damasco tre volte la settimana. Ma la cosa peggiore è che le guerre, l'embargo
e ora la minaccia di una nuova e devastante guerra hanno distrutto anche le coscienze, la gente è preoccupata, ma
cosa può fare? Si stringe ancora più vicino al loro governo perché dà
l'impressione di fare ogni sforzo per evitare la guerra aprendo agli Ispettori
Internazionali. La gente è nella disperazione, non basta, l'uranio impoverito
lasciato dalla guerra precedente ha accresciuto i tumori, le morti, specie dei
bambini, come pure sta arrecando gravi danni alle mamme in attesa dei figli. Si
parla di armi chimiche, ma perché non c'è nessuna ricerca sull'uranio che
l'occidente ha gettato in Iraq nel 1991 e che ancora rimane? Noi, all'interno
dell'Iraq non vediamo alcun motivo di una guerra. Bush vuole la guerra, vuole
distruggere, vuole farci schiavi. Ma perché? Perché deve pagare la gente a
causa dei dirigenti? Il fatto dei dirigenti è nostro, ogni paese si governa
autonomamente. Il sangue di Abele grida a Dio: gli U.S.A. vogliono liberare il
mondo? Che liberino se stessi. Dov'è la fede in America? Se Bush credesse
davvero in Dio che è Amore, uno si sacrifica per l'altro, agisce per dare non per
prendere, non potrebbe progettare queste guerre. Dicono che l'Iraq ha le armi,
ma quale paese non ha armi? Gli U.S.A. hanno solo bastoni e pietre? E Israele?
E la Palestina? Tanti morti per niente. E voi perché volevate la Libia? Non è
questo tipo di rapporti che Dio vuole. Fate sentire agli Italiani che è la
gente che soffre in Iraq".
Di
un Padre Francescano che scrive una lettera aperta al Segretario dell'O.N.U.: "…Un
popolo da 10 anni chiuso in un immenso campo di concentramento, sembra, ed è
preoccupante, che non bastano le calamità naturali, i terremoti, i cicloni che
colpiscono un pò dappertutto nel mondo. No, non bastano. Occorre aggiungere un
altro dramma volontario, premeditato ed organizzato contro un paese distrutto
da 135 mila tonnellate di bombe dalla guerra del Golfo ad oggi, equivalenti a
sei volte la potenza distruttiva della bomba di Hiroshima. Dalle cifre
dell'Unicef: il tasso di mortalità infantile è il più elevato al mondo.
Oltre 500 mila i bambini morti, oltre 1 milione e mezzo i civili. Dal
programma mondiale per l'alimentazione: la disponibilità alimentare è scesa
da 3120 a 1093 calorie al giorno per abitante. Le malattie mentali sono
aumentate in dieci anni del 18%. Ultimo rapporto dell'Unicef - Il
massacro degli innocenti: seicentomila bambini condannati a morte. …All'O.N.U.
si preparano alle celebrazioni per i dieci anni delle convenzioni dei Diritti
del bambino. Gli Stati Uniti d'America non hanno mai ratificato la convenzione
dei diritti del bambino, lo sappiamo, ma l'Italia si, l'Europa si e se non vado
errando hanno tutti ratificato la convenzione dei Diritti dell'Uomo. Il
comportamento dell'Europa silenziosa, apatica e ipocrita di fronte al dramma
della popolazione Irachena è sconcertante. Non si tratta solo di un popolo che
muore di fame e di malattie da dieci anni, colpito da bombardamenti unilaterali
che continuano a distruggere e a seminare la morte ma di un paese che da dieci
anni deve affrontare le contaminazioni radioattive con le sue terribili
conseguenze: nascita di centinaia di bambini con malformazioni, migliaia di
persone colpite da collasso del sistema immunitario con forte aumento delle
infezioni. Un milione di proiettili all'uranio impoverito lanciati sull'Iraq. …
Documenti del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d'America e del Ministero
della Difesa Britannica confermano che durante la guerra del Golfo fino ad oggi
sono state riversate, sull'intero paese, oltre 135 mila tonnellate di bombe,
tra cui più di 940 mila proiettili all'uranio impoverito".
Di
un Direttore Caritas Italiano: …"Sono tornato da dieci giorni dall'Iraq
e vorrei condividere con voi qualche riflessione. Intanto dico subito che in
questo viaggio non mi aspettavo una presenza Cristiana in un paese Musulmano
così numerosa e singolare. Prima della guerra del Golfo i Cristiani erano oltre
700 mila, ma da allora sono stati in tanti ad abbandonare il paese. Ho visitato
alcune Chiese, partecipato a celebrazioni in occasione del passaggio delle
reliquie di Santa Teresa in un paese Musulmano col 30% di Cristiani di varie
confessioni Cristiane (non Cattolici). Ho partecipato ad alcune lezioni del
corso di teologia per laici presso la Cattedrale latina di Baghdad, la scuola è
organizzata e diretta dai Domenicani. Funziona regolarmente da 18 anni.
Attualmente è frequentata da oltre mille studenti. Negli anni precedenti erano
molti di più per 700 mila". La Sardegna, afferma la cittadina a titolo
di cronaca, con più di 1 milione di abitanti di cui 98% Cattolici fa qualche
centinaio di alunni tra la Facoltà teologica di Cagliari e quella di Sassari.
"Mille studenti appartenenti a varie confessioni Cristiane: Caldei,
Siriaci, Armeni, Nestoriani, Ortodossi. Alcuni di essi fanno anche trecento
chilometri di strada all'andata e altrettanti al ritorno per partecipare alle
lezioni. Ho visitato anche un Istituto per gli studi di Filosofia e Teologia.
Anche qui le stesse caratteristiche dell'Istituto precedente. Stessa
impostazione ecumenica, che qui è un dato acquisito da tempo, con in più
un'altra caratteristica: nel corso di Filosofia insegnano anche quattro
professori Musulmani dell'Università Statale. …Finora non è stata provata
l'appartenenza di un solo Iracheno alle cellule terroristiche. Si spinge sempre
di più l'Islam verso posizioni radicali e la Chiesa verso la sua estinzione.
L'Iraq non è solo Saddam e l'idea che si tende a far passare è che la guerra
sia rivolta solo contro di lui e il suo governo, ma non è vero, c'è un popolo
intero, oltre ventidue milioni di persone che sta agonizzando da più di dieci
anni e che fra qualche settimana sarà sottoposto ancora a sofferenze atroci ed
una Chiesa fra le più numerose e meglio inserite in terra Musulmana che rischia
l'estinzione".
Prosegue
poi dicendo che prima il Cons. Cau ha detto che le armi di distruzione di massa
le hanno forse solo gli Stati Uniti d'America. Per correttezza ed obiettività
afferma che forse sono state usate a Mosca nel teatro dei Ceceni e quindi non
le ha soltanto gli Stati Uniti d'America. Certamente le hanno in molti.
L'Italia è il terzo produttore mondiale di armi leggere, dopo gli Stati Uniti e
la Gran Bretagna, ne esporta per un valore di circa seicento miliardi di lire
l'anno. La legge 185 del 1990 impone al Governo di presentare al Parlamento una
relazione annuale sul commercio degli armamenti, ma i successivi decreti
applicativi hanno stemperato la rigidità originaria della legge in tema di
classificazioni delle armi. In pratica accade che buona parte della produzione
di fucili, mitra ed esplosivi prenda la via dell'esportazione sotto la voce
"armi civili". Un'arma leggera è compatibile con la corporatura esile
di un ragazzino. Opportunamente addestrato un bambino di dieci anni può
imparare a smontare e rimontare rapidamente un mitra per poi usarlo come e
meglio di un adulto. Ci sono le guerre dimenticate e le guerre sotterranee e
non dovremo dimenticarci di manifestare quando la repressione e la
controrepressione è a Grosny dopo il massacro nel teatro, non dovremo
dimenticarci la guerra in Uganda e tutte le guerre che passano inosservate, però
quelle che le preme dire è che civili, donne e bambini vanno difesi a qualunque
costo, qualunque sia la nostra ideologia. Chiede a questo Consiglio Comunale
una Mozione che dica NO alla guerra, al terrorismo, al proliferare di armi da
parte di qualunque stato del mondo, di sfruttamento di bambini soldati e di
civili inermi. Grazie.
Segue un caloroso applauso.
L'Ass. Lobina Bruno il quale pensa che in tutti noi sia
presente un dato terribile che ci riporta indietro nel tempo. L'Italia è
oggettivamente in guerra. Una guerra proclamata dagli Stati Uniti per
combattere il terrorismo, così Bush ha più volte solennemente proclamato,
individuando l'Iraq come nemico mortale del suo paese. Da mesi si parla di una
guerra che nei fatti è già iniziata. Una guerra dichiarata come preventiva,
come lotta al terrorismo. Una guerra che giorno dopo giorno dimostra, a tutti,
i suoi elementi di falsità. La vera ragione di questa sporca guerra è
l'intento, da parte dell'amministrazione americana, di imporre il proprio dominio
militare, la propria egemonia politica ed economica al mondo intero. Le risorse
petrolifere in Medio-Oriente sono la vera ragione che spinge Bush alla guerra.
Ad una guerra di sterminio di un popolo attraverso l'uso di migliaia di
cosiddette "bombe intelligenti". Questa guerra non è stata
programmata per semplice fatalità o come conseguenza al barbaro attentato
terroristico alla City di New York dell'11 Settembre del 2001. Questo
intervento bellico, questa politica interventista, oltre il giardino Americano,
era già presente in quel famoso documento elaborato dal Dipartimento di Stato
Americano nel settembre del 2000. Si riferisce al progetto denominato P.N.A.C.
(Progetto per il Nuovo Secolo Americano). In questo progetto si evidenziano le
esigenze U.S.A. di dominio militare ed economico nel mondo, il controllo dello
spazio cibernetico e dei sistemi comunicativi di Internet. L'esigenza di
essere, a tutti i costi, "la potenza", la potenza nel mondo,
attraverso anche l'indebolimento dell'Europa, la marginalizzazione dell'O.N.U..
Ecco perché Bush è già in guerra a prescindere dall'Iraq, a prescindere
dall'esito delle ispezioni fatte dagli Ispettori dell'O.N.U.. L'altro elemento
di falsità è tutto interno al Governo Italiano, in modo particolare al
presidente Berlusconi il quale tratta il problema della guerra con
superficialità cercando di rifarsi un'immagine offuscata dalle tante
disavventure giudiziarie e dalla inconcludente attività di governo, con un
asservimento totale agli interessi Americani, sfoderando una sciagurata
politica estera di puro e patetico servilismo, incurante di aver creato, così
facendo, una frattura pericolosa ed incomprensibile in seno alla Comunità
Europea. L'Italia è già oggettivamente in guerra. Una guerra contro ogni norma
del diritto internazionale, contro il trattato fondativo dell'O.N.U.. Colin
Powell in questi giorni ha definito l'O.N.U. un ente ormai inutile se non si
piegherà alla volontà degli Stati Uniti. Guerra anche in palese violazione
dell'art. 11 della nostra Costituzione, il quale articolo non afferma soltanto
che l'Italia ripudia la guerra ma anche che può dichiararla, eventualmente,
solo per difendersi. Il nostro governo invece si avventura in una guerra e lo
fa senza aver compreso la domanda vastissima di Pace che viene dalla gente e
certamente non solo gente di sinistra o del centro ma da un ampio schieramento
che taglia in modo trasversale la società civile e democratica. Gli accorati
appelli del Pontefice e la sua stessa azione diplomatica non possono essere
scambiati per posizioni di parte ma sono il segno della grande paura che oggi
si ha di questo inspiegabile conflitto che non esclude, così come ha annunciato
Blair e altri esponenti americani, l'impiego di armi nucleari. A quale immane
catastrofe ci vogliono portare, qual'è la prospettiva, a quale ordine mondiale
intendono lasciare alle nuove generazioni che saranno costrette a convivere con
una guerra permanente e globale alla quale inevitabilmente si contrapporrà un
terrorismo globale, anch'esso permanente che aumenterà l'odio degli oppressi e
la loro disperazione. Il NO alla guerra e ai guerrafondai, al terrorismo, alle
dittature e ai dittatori come Saddam che sono stati costruiti dal potere e che
oggi danno fastidio al potere per sostituirli con altri dittatori. Il SI alla Pace è il messaggio forte che viene
dalla stragrande maggioranza del popolo italiano, anche senza la diretta TV ci
sarà un NO alla guerra e un SI alla Pace. O di altri stupidi impedimenti
emanati dal governo Berlusconi. Il popolo italiano intende rimarcare con forza
il valore della Pace come segno di intelligenza, di democrazia, di civiltà, di
progresso e di libertà. La guerra è arroganza, è sopraffazione del più forte
nei confronti dei più deboli, la guerra è negazione dei principi e della persona.
Anche nella nostra Comunità è presente ed è diffusa una grande coscienza di
Pace e di consapevolezza dell'orrore che questa guerra può provocare. La
riunione, la manifestazione di oggi rafforza questo sentimento ed aiuta a dare
forza alle altre iniziative che si svolgeranno in questi giorni. Condivide la
proposta del Sindaco di stendere un documento su questi lavori del Consiglio
Comunale aperto, così come è d’accordo sulla esposizione della bandiera
nell'edificio comunale. Propone di estendere la presenza della bandiera per la
Pace in tutti gli edifici di proprietà comunale. A questa guerra quindi dice
NO. NO a questa sporca guerra colonialista ed esprime ai bambini, alle donne,
agli anziani, a tutto il popolo Iracheno tutta la solidarietà. Grazie.
Segue un caloroso applauso.
Un cittadino di Sìnnai (Casini) il quale legge
alcuni passi tratti da Internet e prosegue dicendo che è chiaro a tutti che la
guerra è sempre una sconfitta sia della politica che della ragione, ma è
altrettanto chiaro che la cosiddetta guerra preventiva è innanzitutto un
insulto all'art. 11 della Costituzione ed è un assurdo per il nostro paese
considerato culla del Diritto. E' chiaro che questa guerra non porterà
vantaggio a nessuno se non a quanti ha ricordato Graziano (Cons. Cau) ma, per
il resto, sicuramente porterà svantaggi a tutte le popolazioni. Ci sarebbe
anche da dire, afferma, riguardo al rapporto di Colin Powel. Rapporto che
trionfalisticamente era stato visto come le famose "prove della situazione
armamentaria in Iraq", in realtà poi risultata essere una tesi di un
ricercatore, pubblicata peraltro 12 anni fa ai tempi della prima crisi
Irachena. Questo per dire che effettivamente ci troviamo di fronte a dei veri e
propri dilettanti allo sbaraglio che però allo sbaraglio mandano noi. Cita,
infine, una frase apparsa su un quotidiano: "ricordiamoci che la
civiltà non è segno di debolezza e che la sincerità deve essere sempre messa
alla prova", ed una frase pronunciata nel 1961 da John Fitzgerald
Kennedy "Non dobbiamo mai negoziare con la paura ma non dobbiamo mai
avere paura di negoziare". Detto questo si associa alle richieste del
Sindaco e di chi l'ha preceduto riguardo al dire NO alla guerra, un doppio NO
alla guerra preventiva. Si dice favorevole al che la bandiera arcobaleno venga
esposta possibilmente in tutti gli edifici di proprietà comunale. Invita tutti
i presenti alla marcia di domani verso Cagliari.
Segue un caloroso applauso.
Un cittadino di Sìnnai (Lecca Mario) il quale
dice che in quest'ultimo periodo in tutta Italia si stanno svolgendo
manifestazioni e Consigli Comunali aperti per dire NO alla guerra e SI alla
Pace. E' del parere che la guerra sia sempre una sconfitta della ragione e che
non è vero che sia la continuazione della Politica con altri mezzi, bensì
l'imbarbarimento come mezzo per risolvere le controversie. In guerra ci vanno
soprattutto i giovani che si arruolano spesso convinti che sia una opportunità
di lavoro. Dice che l'80% dei volontari italiani provengono dal sud, il 14% dal
centro e solo il 6% dal Nord. Siamo stati educati al ripudio della guerra e
oggi invece sembra che questa sia possibile. Oggi, gli Stati Uniti d'America,
rispetto all'attacco all'Iraq, hanno
contro di loro la maggioranza della popolazione europea a differenza dell'11
Settembre 2001 quando, dopo l'attentato
terroristico delle Torri Gemelle, avevano tutto il mondo in loro favore.
La politica della guerra si vive giorno per giorno in Medio-Oriente, in
Palestina si usano i muscoli, i giovani Israeliani vivono nel terrore. Ci sono
madri con due figli costrette a mandarli a scuola in pulman separati con la
speranza che almeno uno si salvi. E' convinto che in caso di guerra all'Iraq la
si vinca ma verrà umiliato un popolo e si creeranno le stesse condizioni di
terrore che si vivono oggi in Israele. Con quella situazione di incertezza,
prosegue, c'è il pericolo di un rigurgito del terrorismo e quel clima di
terrore lo vivremo anche in Europa. Pensa alle condizioni in cui si trova
l'Iraq e si chiede perché siano stati fatti morire cinquecentomila bambini
Iracheni. Si è proceduto con l'embargo convinti che avrebbe portato comunque al
disarmo di quel dittatore. Per giustificare questa guerra vengono adottate
delle motivazioni pretestuose e cita come esempio il massacro della Città di Bassora
ribellatasi a Saddam ed avvenuto senza che gli americani intervenissero per
evitare che l'aviazione Irachena si levasse in volo. Ritiene che con la guerra
non si risolvano i problemi del popolo Iracheno e che verrà vissuta come un
saccheggio delle risorse e una ulteriore umiliazione. Questo rischierà di
favorire Bin Laden che potrà arruolare nelle sue truppe tanti giovani.
Segue un caloroso applauso.
Il Cons. Uda Sara la quale afferma che domani 15 febbraio
in tutte le capitali europee ed in oltre 350 città del mondo milioni di persone
saranno nelle strade a chiedere la pace, a dire NO ad una guerra che, come
tutte le guerre, è decisa dai potenti contro tutti i popoli. Perché, prosegue,
diciamo NO a questa guerra decisa a tavolino, prima ancora che venisse fatto
alcun tentativo di ricercare soluzioni politiche? Diciamo NO perché è in gioco
tutto ciò che abbiamo costruito finora in materia di diritti umani, di
autodeterminazione dei popoli, di cooperazione internazionale. Saddam Hussein è
senz'altro un dittatore sanguinario come, purtroppo, una settantina di altri
capi di Stato nel mondo, dei quali, peraltro, noi né gli Stati Uniti d'America
ci preoccupiamo minimamente, forse perché non possiedono altrettanto petrolio
quanto l'Iraq? Saddam Hussein è si un dittatore sanguinario ma non credo si
possa definire oggi un pericolo mondiale e comunque lasciamo agli Ispettori
dell'O.N.U. il compito di accertare se
esistono davvero nel suo territorio armi di distruzione di massa. Le prove
prodotte sinora sono state del tutto insufficienti, non si può certo far partire una guerra considerando prove
inconfutabili le ricerche effettuate da uno studente nella sua tesi di Laurea o
sulla base delle farneticazioni televisive di Bin Laden. Se l'O.N.U., e
sottolineo l'O.N.U., dovesse stabilire che l'Iraq deve essere disarmato
allora saremmo chiamati a decidere come,
ricordando però che la guerra precedente non ha risolto nulla, ha
soltanto ucciso migliaia di persone innocenti ed ha stremato il popolo
Iracheno, ridando invece vigore ai fondamentalisti e al terrorismo e lasciando
Saddam ancora esattamente al suo posto. La guerra rischia di distruggere quello
in cui finora abbiamo creduto, soprattutto noi giovani, almeno a partire dal
crollo del muro di Berlino, abbiamo creduto nel rifiuto della guerra come mezzo
per risolvere le controversie internazionali, abbiamo creduto che le forze
armate di un paese civile e democratico avessero il compito di difendere anche
all'estero la pace e i diritti umani e non certo quello di aggredire. Ma più di
ogni altra cosa abbiamo creduto e crediamo ancora nell'O.N.U., unico garante
dell'ordine e della legalità internazionale come ci ha in questi giorni
ricordato il Presidente Ciampi. L'O.N.U. non può e non deve essere screditato e
scavalcato neppure da una superpotenza come gli Stati Uniti d'America, che
hanno fretta di intervenire e non accettano limitazioni. Ora comprendiamo
appieno le preoccupazioni di coloro, fra i quali il Papa, che dopo il crollo
dell'Unione Sovietica vedevano con timore un mondo dominato da un'unica
superpotenza. Compito dei paesi più industrializzati deve essere quello di
diffondere il benessere ma anche la democrazia e i diritti nei paesi ancora
sottosviluppati e non quello di difendere i privilegi di una minoranza di
ricchi che sperperano l'80% delle risorse del pianeta. "Non c'è Pace senza
Giustizia" citiamo di nuovo il PAPA che sta portando avanti, in queste
settimane, una azione forte contro ogni ipotesi di guerra. Noi oggi, in Italia,
non possiamo che guardare all'O.N.U. e sostenere il suo ruolo. Dobbiamo però
anche guardare all'Europa che deve continuare a crescere e che ci auguriamo
possa arrivare ad un'unica autorevole posizione in difesa della Pace. Il
Governo Berlusconi, mentre dice di voler adoperarsi per la Pace, ha invece già
da tempo fatto un vero e proprio atto di sottomissione a Bush e, nel frattempo,
vuole cancellare perfino i simboli della Pace cercando di impedire
l'esposizione delle bandiere arcobaleno nelle sedi Istituzionali e dimostrando,
ancora una volta di non volere ascoltare, anzi, di temere la voce dei
cittadini, mai sia detto che la bandiera arcobaleno crei o sia motivo di
vilipendio verso il tricolore, noi speriamo continuino a convivere in Pace
l'una accanto all'altra. Diciamo invece che tutti debbono farsi sentire. Questa
guerra sarebbe veramente disastrosa, servirebbe soltanto ai fabbricanti di
armi, a chi vuole affermare la propria supremazia politica ed economica. Non
serve certo alle persone, ma non serve neanche all'Europa che rischierebbe di
essere marginalizzata e sarebbe la prima a subire l'inevitabile ritorsione del
terrorismo. Ecco perché non vogliamo la guerra e siamo per il dialogo. Ecco
perché domani saremo tutti assieme nelle piazze. Condividiamo appieno
l'esposizione della bandiera tricolore assieme alla bandiera arcobaleno in
tutte le sedi del Comune e siamo assolutamente d'accordo col Sindaco nella
redazione del documento unitario. Grazie.
Segue un caloroso applauso.
Un cittadino di Sìnnai (Cappai Gianfranco) il quale afferma di aver sentito una serie di
interventi puntuali e precisi che sembra abbiano evidenziato la illogicità, la
illegittimità e forse anche l'illegalità, di una dichiarazione di guerra come
quella che il Presidente degli Stati Uniti vorrebbe portare avanti. Pensa si
possa fare uno sforzo per andare più in la: Il concetto di guerra non è un
concetto attivo, la guerra non si ha quando si fa qualcosa, ma si può avere
anche quando non si fa qualcosa e viceversa, la pace non è, come per
associazione di idee noi sempre siamo portati a pensare, uno stato di quiete,
di inattività totale. Quello può essere starsene in pace ma forse non è
essere in pace. Nel senso che se c'è una situazione si squilibrio o di
oppressione, anche se all'apparenza non si muove niente, magari siamo in vista
di una guerra terribile, forse ancora più feroce perché non ha manifestazioni
esterne, ma di fatto è quello che la guerra veramente è. Alcune frasi, dice,
possono essere riprese come quelle pronunciate dall'Ass. Lobina Bruno "La
guerra è l'oppressione del più forte nei confronti del più debole",
ma, questa oppressione, spiega, si ha anche quando il più debole è messo nella
condizione di non poter reagire minimamente, nella condizione di essere
completamente impotente, in balia del più forte, senza che il più forte in quel
momento stia neanche più facendo niente, l'ha semplicemente reso impotente,
l'ha semplicemente privato di una sua volontà e magari anche di una sua
dignità. La pace non è non fare, ma essa
molto spesso è fare. Assistere ad un atto di oppressione e poi starsene
in pace non è stare in pace ma semplicemente partecipare in modo passivo ad una
guerra che è già in atto. La guerra è la continuazione della politica con altri
mezzi. Si é di fronte a un atto conclusivo di una guerra che in fondo è già in
atto con l'embargo, che colpisce i più deboli. E' precisamente la guerra di una
parte del mondo occidentale segnatamente "gli Stati Uniti d'America"
che, su una zattera su cui non vuole far salire nessun altro, perché altrimenti
la zattera affonderebbe, crede di poter continuare a navigare negli oceani del
mondo lasciando a mollo tutti gli altri popoli. E' necessaria questa guerra? Se
noi parliamo di pace dobbiamo anche intendere che pace si vuole. Anche Bush
vuole la pace, non vuole la guerra, vuole la sua pace, la pace di una nazione
che può continuare a prelevare le risorse in un certo modo, a un certo prezzo,
a determinate condizioni, che non abbia disturbi di un certo tipo. Così come le
nazioni come l'Italia vogliono starsene in pace. La frase che ho sentito più
spesso ripetere da Berlusconi negli ultimi interventi televisivi è: noi
vogliamo la pace. Paradossalmente, ci crede, anche lui vuole la "sua"
pace, non doversi esporre da nessuna parte, non inimicarsi Bush, gli Arabi
etc.. Ognuno vuole "una pace", non la Pace.
Allora qual'è la pace veramente possibile, è quella in cui dobbiamo rivedere
tutta l'impostazione globale della politica e delle relazioni internazionali.
Non si può pretendere di continuare in questo modo, che alcuni popoli del mondo
possano continuare a sfruttare il mondo in una certa maniera, dando
inquinamento, prelevando risorse e manufatti. Meno male perché altrimenti si
potrebbe pensare che le formiche della terra potrebbero venire annientate per
far sì che le risorse restino disponibili per i popoli eletti che debbono
consumare per ogni singolo componente, quanto 100? dei popoli formica. Siccome
i popoli formica forniscono prodotti a bassissimo costo lavorando tutti quanti
come disperati, allora è meglio che restino in vita, servono come "api
operaie, volenterose e costrette". Questo è il popolo a cui facciamo
la guerra in questo modo, costringendoli con l'oppressione del più forte
economicamente a fare quello che vogliamo noi. Se permane il concetto di
sviluppo che abbiamo oggi, dice, non può essere sostenibile. Questo sviluppo,
così come viene concepito, pensa, da tutte le forze politiche, non può essere
sostenibile ma insostenibile. Se tutto il mondo si dovesse sviluppare in quella
maniera esso crollerebbe. Bisogna, prosegue, rivedere il concetto di sviluppo
perché é questa anomalia che porta poi alla necessità di una guerra, perché
oggi è l'Iraq, domani sarà la Colombia, dopodomani sarà l'Iran etc., ma, prima
o poi, la guerra ci dovrà essere perché laddove c'è squilibrio ci deve essere o
una accettazione passiva (una guerra subita silenziosamente in modo impotente
da qualcuno) o una guerra esplicita, perché qualcuno si ribellerà. Dobbiamo
scegliere, prosegue, qual'è la pace che vogliamo, se essa è quella di ridurre
al silenzio chi non può dire più niente, chi si deve asservire completamente
facciamo questa scelta, se la pace è quella di dover condividere
necessariamente qualcosa con chi ha diritti quanto noi, allora la scelta deve
essere un'altra, deve essere una rivisitazione totale della politica e del
nostro modo stesso di intenderci. Quando il Papa ha detto quella frase "Non
c'è Pace senza Giustizia" non voleva certo dire che non c'é pace se la
guerra non si dichiara secondo le dichiarazioni o leggi esistenti, ma intendeva
sicuramente che se non ci sarà equità, per forza di cose la guerra sarà in atto
sempre e comunque a prescindere dalle bombe o dalle dichiarazioni esplicite,
perché quella situazione che stiamo vivendo nel mondo è già di guerra. Diciamo
NO a questa guerra perché assurda, perché complica, perché è un ultimo atto di
qualcosa di abbietto e inaccettabile, ma la pace la si costruisce mettendo le
premesse perché non ci debbano essere altre guerre e le premesse sono quelle.
Segue un caloroso applauso.
L'Ass. Lobina Aldo il quale ritiene che la Pace sia un fine
da raggiungere. Si dice preoccupato per il fatto che il governo non da segni
chiari di una scelta di civiltà ma si sta piegando troppo sulle posizioni
Americane. Sembra che questa guerra assicuri di debellare il terrorismo e porti
un nuovo ordine mondiale. Questo, si dice convinto, non può essere imposto da
una Nazione forte come quella degli Stati Uniti d'America ma deve essere
imposto da Nazioni libere che si mettono d'accordo per garantire lo sviluppo
sostenibile. Cita Gandhi laddove affermava che "Non si può ottenere una
cosa piantando delle erbacce" e che il mezzo può essere paragonato a un
seme e il fine all'albero. Qualcuno ritiene che la guerra sia il mezzo utile
per raggiungere la sicurezza, il nuovo ordine di democrazia e libertà. Gandhi
diceva: "E' improbabile, che io ottenga i risultati derivanti
dall'adorazione di Dio prosternandomi davanti a Satana". Raccogliamo
esattamente quello che seminiamo. Se andiamo a vedere le percentuali dei morti
delle ultime guerre vediamo che c'è un crescendo di mortalità nella popolazione
civile. Esprime il desiderio che questo messaggio idealmente giunga al nostro
governo e che queste nostre bandiere sventolino. Si associa, alla proposta del
Sindaco, la condivide e alla proposta di chi ha voluto estendere questa
manifestazione come segno di civiltà anche in tutti gli edifici comunali. La
nostra Costituzione non prevede la guerra preventiva e non si vede come il
nostro governo, in forza di una alleanza, possa in qualche modo distorcere il
dettato dell'art. 11 della Costituzione. Occorre riflettere su decisioni che ci
coinvolgono direttamente in una situazione in cui noi siamo molto vicini ad un
incendio che sta per scoppiare e di cui non riusciamo a prevedere le
conseguenze. Invita il Consiglio Comunale a inviare il documento che si prepara
ad approvare, anche alla Presidenza del Consiglio dei Ministri perché tenga
conto che c'è una piccola parte dell'Italia che è Sìnnai, che ha riflettuto e
vuole la Pace.
Segue un caloroso applauso.
Una cittadina di Sìnnai (Congiu Rosaria) la quale
sostiene di essere rimasta colpita, da un titolo apparso su un quotidiano
"Roma al centro del terrore…." e che le sono venuti in mente i titoli
di certi giornali nei giorni precedenti la manifestazione di Firenze alla quale
ha partecipato nei giorni precedenti al Social-Forum. Manifestazione che ha
visto un milione di persone sfilare per un altro mondo possibile e per la Pace.
E' del parere che questo non sia giornalismo ma un tentativo di diffondere il
panico. E' stato rispolverato un vecchio decreto che proibisce l'esposizione
della bandiera della Pace nei luoghi pubblici in quanto si commette reato di
vilipendio del tricolore. Afferma che la Pace non è un simbolo privato ma è un
valore assoluto come hanno ricordato altri. E' un principio fondamentale
condiviso a livello mondiale e lo recepisce il nostro articolo 11 della
Costituzione. Spiega che "ai signori della guerra" preoccupano le
manifestazioni che domani coloreranno del colore dell'arcobaleno tante piazze
d'Italia e del mondo, ma li preoccupa ancora di più il fatto di rimanere soli,
sbugiardati con Bush e Blair, davanti ai milioni di cittadini del mondo che
sono contro la guerra in Iraq, guerra per il petrolio è stato detto, guerra per
il controllo del Medio-Oriente, area strategica per il pianeta. Perciò domani
saremo in milioni in tutte le piazze del mondo, partigiani della pace,
disobbedienti alla legge del più forte e sordi alla propaganda di quel partito
della guerra, forte solo del monopolio dei Mass-Media. Quando si parla di
guerra si pensa a Bush, a Saddam, alle armi e ai missili e poco ai vari
Mohammed, Aziz, etc. Stasera sono stati ricordati qui e sono molto contenta.
Molti hanno ricordato le conseguenze che avrà questa guerra che colpisce per il
90% la popolazione civile, popolazione inerme, già spossata da quasi dodici
anni di embargo, di un embargo criminale e da una guerra precedente, pensiamo
ai morti ed ai feriti, al dolore ad alla fame, alla mancanza di rifornimenti di
cibo, di acqua e di medicinali, alla distruzione dell'ambiente, delle case,
degli ospedali, delle scuole, all'inquinamento delle falde acquifere, alla
mancanza di energia, alla ricostruzione del dopoguerra che ben ricordava anche
il Cons. Mannu che ha vissuto sulla sua pelle le conseguenze della guerra.
Ricordiamo i lutti e i dolori dei bombardamenti su Cagliari nel 1943, qualcuno
appunto li ha vissuti, tutti ne abbiamo sentito parlare e ne abbiamo letto. Chi
ha provato la guerra non la vuole più! Siamo ancora in tempo a fermarla,
dobbiamo fare il possibile e l'impossibile, non è solo tempo di manifestare ma
di agire, per cambiare le regole che stanno portando il mondo alla rovina, con
le armi della nonviolenza, unica arma che fa davvero paura all'esercito del
"Dio denaro". Dobbiamo lavorare per diffondere la cultura della pace
nelle nostre famiglie, nei nostri rioni, nelle scuole. Questo è il messaggio
che domani dobbiamo mandare ai potenti del mondo: che la guerra non risolve i
conflitti e non combatte il terrorismo. Bin Laden è ancora in giro. Quei
problemi si risolvono coniugando due elementi: la Pace e la Giustizia, si
risolvono con la redistribuzione della ricchezza fra nord e sud del mondo, con
il risarcimento che noi Occidentali opulenti dobbiamo ai popoli che abbiamo
impoverito con le nostre leggi del mercato liberista. Un altro mondo è
possibile. C'è una larghissima fetta di popoli dell'America Latina che stanno
combattendo e ci stanno dando esempio per questo nuovo sistema di sviluppo. Afferma
di associarsi a coloro che l'hanno preceduta nel chiedere ai partiti, agli enti
locali e anche al Comune che facciano sentire la loro voce presso il Governo
contro la partecipazione Italiana alla guerra in qualunque forma: dal sorvolo
dello spazio aereo, alle concessioni di basi militari soprattutto in Sardegna e
all'invio dei soldati. Si associa alla richiesta di questo ordine del giorno e
invita a partecipare domani alla marcia per la pace. Conclude con un pensiero
di Gino Strada fondatore di Emergency: "Ogni volta che una persona
viene uccisa è una sconfitta perché, quella persona, non potrà più tornare a
casa e allora perde senso parlare della vita e della qualità della vita, dei
problemi e dei sogni perché la vita è finita".
Segue un caloroso applauso.
Il Cons. Mallocci Massimiliano il quale dice che è
particolarmente importante riaffermare l'impegno di noi tutti su due valori
fondamentali nel contesto della mondializzazione: la Pace e la Giustizia. Pace che da sola non è assenza di guerra ma piuttosto il
risultato di un buon ordinamento delle relazioni internazionali. Giustizia che è il fondamento essenziale della Pace
senza la quale essa non sarà né stabile né duratura. Voler preservare la Pace
come bene essenziale non è sinonimo di ingenuo pacifismo. Occorre affermare la
necessità di combattere il terrorismo in uno sforzo congiunto della Comunità
Internazionale, non riconoscendo attenuanti o giustificazioni ad atti
terroristici che distruggono la vita di persone innocenti. Comprende che è
necessario, in situazioni estreme, usare la forza in operazioni di mantenimento
della Pace o persino di imposizione della Pace. Questa prospettiva realista
presuppone però due esigenze, per noi fondamentali, la lotta al terrorismo non
può sacrificare la libertà e i diritti umani e non si può accettare il sostegno
a dittature cosiddette "amiche" in una logica di due paesi e
due misure. L'uso della forza per mantenere o imporre la Pace non può essere il
prodotto dell'arbitrio unilaterale dei potenti ma deve basarsi sul rispetto del
diritto internazionale e sull'iniziativa o, almeno, sul consenso espresso dal
Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, unica istanza legittimata, ancorché
imperfetta, per prendere decisioni a nome della Comunità Internazionale. La
crisi dell'Iraq è un test decisivo. Il primato del diritto internazionale
richiede il costante perfezionamento dell'efficacia degli strumenti di messa in
atto. Particolare importanza assumono quindi la chiara definizione di un vero
diritto di ingerenza umanitaria e l'entrata in funzione del Tribunale Penale
Internazionale che tutti devono accettare. La grande priorità per i difensori
della Pace nel mondo é oggi l'impegno per una soluzione equilibrata e giusta
del conflitto del Medio-Oriente e, in particolare, della questione
Israelo-Palestinese. Essa è stata la madrina di tutte le guerre, il grande
fattore di instabilità e di perturbazione della Pace mondiale, l'alimentatore
di ingiustificate tensioni di inciviltà e di impulsi terroristici. Il
terrorismo contro vittime innocenti non si combatte con il terrorismo di Stato.
Si illudono coloro che pensano che la Pace sarà possibile senza che venga
offerta una chiara prospettiva al popolo Palestinese con lo Stato cui ha
aderito. Stato che vogliamo sia pienamente democratico e che coesista con lo
Stato di Israele con piene garanzie di sicurezza per entrambi. In una logica
globale la lotta per la Pace implica necessariamente la lotta per la Giustizia.
In questo momento la Comunità Internazionale ha definito una agenda basata
sulla liberalizzazione del commercio mondiale, sul finanziamento dello sviluppo
e sulle conclusioni di Johannesburg sullo sviluppo sostenibile. Essa è una
agenda limitata ma occorre un impegno da parte nostra nelle Istituzioni
Internazionali, nei Governi e nelle organizzazioni non governative per un
accordo globale che comprende l'annullamento del debito dei paesi più poveri
con un minimo di condizioni di buon governo, il completamento dell'apertura
unilaterale dei mercati del mondo sviluppato alle esportazioni provenienti dai
paesi più poveri. Il cambiamento radicale della politica di sussidi agricoli
nell'Unione Europea, Stati Uniti e Giappone, con la fine di un'inaccettabile
fattore di distorsione dei mercati é uno dei principali ostacoli allo sviluppo
del Sud. La condizione di effettivo accesso delle popolazioni più povere alle
medicine indispensabili per prevenire o curare epidemie. L'impegno deciso per
porre fine alle piazze off-shore che non solo sono una ingiustizia fiscale, ma,
soprattutto, per l'assenza di controlli e con l'anonimato, un fattore decisivo
nel finanziamento di terrorismo, traffico di droga e criminalità organizzata.
Queste sono cause concrete che ci devono impegnare e mobilitare in maniera
attiva e solidale e occorre concentrare l'obiettivo nell'esigenza di un'agenda
di riforme per regolare la globalizzazione e per una nuova architettura delle
relazioni internazionali più equilibrata e più giusta, garantendo un sistema
efficace di governo mondiale. Questa agenda di riforme richiede una profonda
ridistribuzione dei poteri, il che può essere considerato utopistico in un
momento in cui il potere pare concentrarsi sempre di più, ma l'utopia di oggi
deve essere la realtà di domani, sempre è stato così in passato. Grazie.
Segue un caloroso applauso.
Un cittadino di Sìnnai (Cardia Sandro) il quale
innanzitutto ringrazia il Comune, la Giunta e il Consiglio Comunale di
quest'iniziativa perché sembra all'altezza della situazione. Pensa che dalla
situazione di crisi se ne possa uscire non con meno democrazia ma con più
democrazia, cioè con più partecipazione dei cittadini. Ecco su questa questione
pensa si possa capire, ciò che sta succedendo, dalla preoccupazione che è fra
tutti noi perché questa è una guerra che potrebbe essere simile a tante altre
scoppiate in questi cinquant'anni (una guerra locale), mentre ci stiamo
rendendo conto, anche se non ne abbiamo piena consapevolezza, che probabilmente
invece siamo a una svolta. Siamo in una fase di un lungo conflitto in corso,
una fase che può avere esiti catastrofici. Afferma di non voler fare analisi
politiche ma di voler citare sei o sette date.
La
storia dell'Iraq mostra una situazione gravissima in cui stiamo precipitando e
di cui ci renderemo conto solo nei prossimi mesi o anni.
Alcune date:
1917 - Le forze Britanniche hanno invaso e occupato
l'Iraq trasformandolo in mandato Britannico, i confini sono disegnati dagli
Inglesi.
1921 - L'ufficio coloniale inglese disegna sulla sabbia
un nuovo confine Iracheno togliendogli una parte che poi sarà chiamata Kuwait.
1932 - L'Iraq è riconosciuto dalla Lega delle Nazioni,
il Re (ormai l'Iraq è una Monarchia) è stato nominato e appoggiato
dall'Inghilterra.
1951 - In Iran viene insediato il Governo di Mohammed
Moussadek che, tra i suoi primi atti, nazionalizza il petrolio.
1958 - Il Re insediato dagli Inglesi in Iraq è
rovesciato da una rivolta popolare del Generale Abd-Al-Kassem, questo stesso
generale viene rovesciato e prende il potere in Iraq il famoso partito
socialista Baath.
1975 - Il vicepresidente dell'Iraq, l'attuale Saddam
Hussein che era un esponente del partito Baat, si accorda con l'Iran per il
controllo della via d'acqua navigabile strategicamente vitale lo Shatt-al-'Arab
nel Golfo Persico. Poi viene insediato in Iran lo Scià di Persia.
1979 - In Iran viene rovesciato il famoso Scià di Persia
alleato con gli Americani.
Allora
gli Stati Uniti cominciano a preoccuparsi (mentre prima con l'Iran erano
abbastanza presenti in Medio Oriente) che l'Iran passi sotto l'influenza
Sovietica. Gli Stati Uniti fanno perno sull'Iraq per controllare l'Iran, ma
dietro l'Iran gli Stati Uniti avevano paura dell'Unione Sovietica e sappiamo
come andò a finire, l'Iraq venne sconfitto.
Nel
1990 l'Iraq prostrato da 10
anni di guerra con l'Iran pensa di risolvere la situazione invadendo il Kuwait,
da qui le sanzioni dell'O.N.U. e la situazione attuale. Questi pochissimi dati
storici fanno capire che ci troviamo in una situazione tragica che dura dal
1917 in cui i rapporti nel mondo occidentale (prima Inghilterra e Francia, poi
gli Stati Uniti e l'intera Europa) non è affatto equilibrato. Se pensiamo di
poterli risolvere con la guerra facciamo un passo verso la catastrofe perché ci
troviamo di fronte a Nazioni e Stati giovani che hanno risorse petrolifere
importantissime per noi. E' del parere che come Europa si possa dare un
contributo alla soluzione invitando a contattare una nuova economia, un nuovo
sviluppo, rendendoci anche conto della crisi ambientale e negoziando. Giudica
positivamente l'assemblea sia per la disponibilità del Consiglio ad aprirsi,
sia per la disponibilità di cittadini a partecipare, il che rappresenta un
fatto importante di democrazia. Ritiene che la nostra Italia, la nostra
democrazia, il nostro Stato abbia bisogno di cittadini che dicano la loro anche
su questo e lo si può fare partecipando alle iniziative che vengono portate
avanti. Ricorda infine che a Sìnnai si è costituito un Comitato per la Pace a
cui partecipano le Parrocchie di Santa Barbara e Sant'Isidoro. Elenca poi il
programma previsto dopo il Consiglio Comunale: Preghiera con fiaccolata,
spettacolo teatrale, mostra e marcia silenziosa "uno dietro
l'altro" verso Cagliari. Conclude affermando che vogliamo risolvere i
problemi con la negoziazione e non con la guerra.
Segue un caloroso applauso.
Il Cons. Orrù Andrea il quale dice di aver ascoltato gli
interventi, nella speranza che tutto ciò servisse per chiarirgli alcune
perplessità. Tutti, afferma, vogliamo la pace a tutti i costi. Devono essere
fatti tutti gli sforzi per ottenerla. Tuttavia c'è una situazione di incertezza
legata al mancato rispetto, da parte dell'Iraq, delle risoluzioni dell'O.N.U.
che lascia il dubbio sulla futura stabilità della zona e sulla sicurezza
internazionale. Non dimentichiamo che abbiamo a che fare con uno Stato che in
passato si è reso artefice dell'invasione di uno Stato vicino. E' vero quanto
detto dalla cittadina Zuddas sullo stato dei bambini, degli anziani e dei
civili ma, prosegue dicendo di aver visto anche la ricchezza presente in quello
stesso Stato relativamente ai grandi palazzi del dittatore. Questo non fa che
confortare il fatto che ci troviamo in una situazione in cui la guerra
comporta, per tutte le popolazioni coinvolte, il pericolo anche del terrorismo
che potrebbe coinvolgerci da vicino. Sperava che da questo dibattito scaturisse
un maggior chiarimento. Chiede quale possa essere la soluzione da adottare
visto che tutti gli inviti e soluzioni possibili finora percorse sono cadute
nel vuoto. Non crede che l'America stia decidendo di dar corso alla guerra per
scopi secondari, si è parlato di petrolio o altri scopi economici. Non dobbiamo
dimenticare che gli Stati Uniti hanno pagato il peso più grande, anche in
termini di vite umane, rispetto agli altri Stati in occasione dei passati
attentati terroristici. Ricordiamo tutti le vicende legate alle Torri Gemelle o
episodi simili. Quindi sarebbe ragionevole da parte loro (Stati Uniti)
aspettarsi che uno Stato come l'Iraq possegga armi di distruzione di massa. Si
augura, tuttavia, che i recenti sviluppi consentano di escludere il ricorso
alle armi. Non crede neanche che gli Stati Uniti possano persistere nella loro
linea attuale che li porrebbe contro la stragrande maggioranza degli Stati
membri, costituendo così comunque una sconfitta. Concorda con quanto detto in
interventi precedenti sul fatto che l'embargo è già di per se una guerra e
concorda altresì sul fatto che è necessaria una rivisitazione politica ed
economica d'insieme dell'intera Area. Si trova d'accordo per la predisposizione di un documento che sia favorevole alla
pace, quantomeno perché ciò possa essere di augurio al che la strada politica
intrapresa da più parti, compreso il Governo Italiano, possa alla fine
prevalere sulla strada della guerra e quindi permanga una situazione di pace.
Segue un caloroso applauso.
Un cittadino di Sìnnai (Garofalo) il quale
ringrazia il presidente, il Consiglio Comunale e tutti i concittadini presenti.
Ricorda che negli anni quaranta la guerra rase al suolo tutta la Germania, più
della metà dell'Italia (ponti, strade etc.). Verso settembre, quando ci fu la
ritirata, tornavano i reduci lungo la strada ferrata, perché le ferrovie non
funzionavano, "c'erano i reduci come formiche, uno dopo l'altro".
Io
ragazzino 10-12 anni fui portato anche dai miei genitori, da mio padre, perché
si aspettava un fratello di mio padre e sapevamo, tramite "radio Fante"
che portava la voce "sa ho visto il tizio era a Battipaglia…".
Ancora ho nella mia mente queste scene che non sono mai sparite: gli uomini
come formiche. Come la marcia che si vuole fare domani, uno dopo l'altro, e
allora in guerra la gente camminava scalza ridotta allo stremo e qualcuno
moriva anche per strada. Si augura che cose del genere non succedano mai più
perché la guerra non porta mai bene tranne che a qualcuno ai ricchi ma non ai
poveri.
Segue un caloroso applauso.
Il Cons. Zedda Celeste il quale dice di non essere in
condizioni di leggere o di comunicare all'Assemblea, che ringrazia della
partecipazione come ringrazia anche l'amministrazione comunale per l'iniziativa
assunta perché sono sempre rare le occasioni nelle quali la cosiddetta classe
dirigente locale ha la possibilità di confrontarsi col modo di rappresentare il
proprio pensiero dei propri amministrati. Dice di rifuggire dai proclami
soprattutto da quelli infarciti da dichiarazioni o da considerazioni
vetero-comuniste come qualcuno, in alcuni passaggi dei loro interventi hanno
fatto, perché ritiene che questo sia un argomento estremamente delicato sul
quale non ha tema di smentita nell'affermare che tutti rifuggano la guerra,
soprattutto quelli che l'hanno conosciuta e quelli che hanno letto o sentito i
guai, l'orrore che essa porta con se. Pensa che nessuno abbia in mente di poter
sottoscrivere una iniziativa che porta a questi disastri. Condivide le
considerazioni di coloro i quali, sulla base delle loro idee, danno ampio
spazio al contenuto della loro coscienza piuttosto che a letture forbite,
copiate, probabilmente dimenticate nel momento stesso in cui vengono lette,
perché questo non testimonia la comunicazione di una propria idea e di un
proprio sentimento ma piuttosto approfittare di una passerella, tale
probabilmente viene interpretata anche questa occasione, non è una
considerazione rivolta a tutti, è una riflessione personale. Crede che a certi
livelli, suggerimenti delle strategie di natura tecnica o economica, piuttosto
che di tipo strategico militare, non abbiano certamente bisogno. Ritiene invece
che questo Consiglio Comunale abbia il diritto di capire, sulla base dei
ragionamenti e delle riflessioni che la popolazione, quando gliene viene data
l'occasione, propone all'attenzione del Consiglio, quale sia il sentimento vero
dei propri amministrati e non le
assunzioni di atteggiamenti conformi a quella che è una opinione comune a
seconda del periodo o della storia. Non ricorda proclami o marce della pace,
atteggiamenti in difesa della pace, quando atteggiamenti aggressivi che hanno
comportato la diffusione del dolore e del terrore in alcune parti del mondo,
sono state assunte come iniziative da parte di popoli che avevano una cultura
politica diversa da quella occidentale. Allora, se è vero che non c'è pace
senza giustizia, si aspetterebbe una medesima levata di scudi da parte del
popolo civile democratico per esempio, a proposito della guerra preventiva, gli
viene in mente, parafrasando, ma neanche tanto, che esiste anche la
carcerazione preventiva. Su questo, essendo un aspetto sul quale, poiché è un
impianto normativo gestito e promosso dall'amministrazione dello Stato, in
questo caso giustamente e doverosamente la popolazione dovrebbe avere a che
pronunciarsi. Ricorda che anche in quelle circostanze ci sono stati diversi
referendum sui quali, coloro i quali sono andati a votare si sono espressi in
modo inequivocabile, il governo di allora ha adottato una serie di
provvedimenti che hanno vanificato il pronunciamento della popolazione. Dice di
non aver assistito ad una levata di scudi soprattutto da parte del popolo di
sinistra. Allora, questo per dire che per i problemi veri, se non sono atteggiamenti
di maniera, ma se c'è una mobilitazione sociale a prescindere dal colore
politico di appartenenza, in quel caso certamente i popoli dimostrano
l'esistenza di una sensibilità Istituzionale che poi può essere spesa anche a
livello internazionale. Ma non in questo caso, sul quale stiamo creando una
storia su un problema che probabilmente è ampiamente condiviso da tutti. Dice
di non aver incontrato nessuno che ha espresso una valutazione positiva nei
confronti della guerra. Nessuno che intende parteciparvi, nessuno se non coloro
i quali immaginano che questi meccanismi si svolgano altrove e che non li
toccano personalmente. E' della convinzione che oggi, in vicende di questo
genere, nessuno possa sentirsi al sicuro. Ritiene di poter interpretare un sentimento
di rispetto anche nei confronti del popolo Iracheno e dichiara la sua personale
adesione a qualsiasi manifestazione che promuova la pace, invitando nel
contempo tutti coloro i quali sono sostenuti da sentimenti apprezzabili come
questo a testimoniare anche col proprio comportamento il sostegno ad iniziative
di questo genere.
Segue un caloroso applauso.
Una cittadina di Sinnai (Serreli Liliana) porge il
saluto al Sindaco, al Consiglio Comunale ed al pubblico. Afferma di essere
stata colpita, guardando la televisione, nel sentire che questa guerra, ormai
decisa dagli Stati Uniti, durerà pochissimo, addirittura, s’è detto, una
settimana. Cosa avverrà in questa settimana? Immagina la distruzione di
tutto e di tutti. Dice di aver sentito che il Ministro alla Difesa Martino ha
chiesto che venissero Benedetti gli Alpini “poveri loro, prosegue, che
sono andati a combattere e non per missione di pace”. Benedire le armi: forse
che le bombe Benedette che cadono sopra gli Iracheni diventano più intelligenti
o che la morte è più dolce? Siamo convinti che il terrorismo, dopo
questo periodo di guerra sarà debellato? Pensa, al contrario, che il
terrorismo aumenterà, in modo più cruento e rabbioso e, purtroppo, di tutto
questo ne risentirà anche l’Italia per via della grande sudditanza di
Berlusconi a Bush. Si dichiara d’accordo, con l’Amministrazione comunale, nella
condanna alla guerra e sull’esposizione della bandiera della Pace nel Comune e
nelle scuole, affinché i nostri bambini crescano e imparino a riconoscere oltre
la parola anche il simbolo. Grazie.
Segue un caloroso applauso.
Il Presidente del Consiglio invita i capigruppo ad
avvicinarsi per una consultazione veloce al fine di stendere un documento che
verrà letto successivamente al pubblico. Si rammarica per non essere
intervenuto nel dibattito che considera molto ricco di spunti e di riflessioni.
Approfitta per ringraziare il pubblico per la presenza e per la partecipazione
al dibattito. L’alto numero di partecipazione significa che questi temi come il
problema della Pace e tanti altri di carattere sociale sono, per fortuna, molto
sentiti, radicati e vivi nella coscienza delle persone, significa che non ci si
è assuefatti alla guerra e ai sopprusi. Ritiene che le persone che lo hanno
preceduto, il Sindaco, i Consiglieri ed i cittadini, abbiano contribuito ad
arricchire notevolmente il livello qualitativo di questo Consiglio Comunale. A
nome dell’assemblea che rappresenta esprime la sua gratitudine.
Dà, infine, lettura del
documento elaborato:
“Il Consiglio Comunale,
riunitosi in Assemblea aperta, dopo ampia discussione che ha visto una larga
partecipazione del pubblico presente, ritenendo ancora possibile la soluzione
diplomatica, intrapresa dall’O.N.U. e in particolar modo dal Papa, che eviti il
conflitto in Iraq, DICHIARA il suo fermo NO alla guerra, NO al terrorismo, SI
alla Pace. Si stringe idealmente a quanti, in questo momento,
operano per il raggiungimento di questi obiettivi e chiede al Sindaco di
esporre la bandiera della Pace nell’edificio comunale”.
Il Presidente ricorda che questo
documento ha un valore sociale, ideale e politico ma non ha, nella sua
sostanza, una valenza Amministrativa perché non può essere, a norma del
Regolamento comunale, assunto nessun tipo di delibera. Questo, in questo momento,
non importa. Importa invece il fortissimo segnale politico, il segnale della
coscienza e dei valori che stasera sono stati espressi in quest’Aula.
Successivamente, mette ai voti il
documento, elaborato dal Consiglio Comunale, che viene approvato all’UNANIMITÀ.
Non essendoci altri
interventi la seduta viene sciolta alle ore 19,55.
=================
Il presente verbale previa lettura e conferma viene firmato come appresso:
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IL PRESIDENTE IL VICE SEGRETARIO GENERALE F.to VALENTINI F.to ARESU |
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Per copia conforme al suo originale ad uso amministrativo. Sinnai, lì 26.02.2003 IL FUNZIONARIO INCARICATO CARDIA |