COMUNE DI SINNAI                        PROVINCIA DI CAGLIARI

 

 

DELIBERAZIONE DEL CONSIGLIO COMUNALE

 

39 del Reg.

 

Data 23.06.2003

 

OGGETTO:

 

 

Dibattito sull’ipotesi del trasferimento e dello stoccaggio delle scorie nucleari in Sardegna.

 

 

L’anno Duemilatre, il giorno Ventitre del mese di Giugno alle ore 18,00 nella sala delle adunanze consiliari.

Alla prima convocazione in sessione straordinaria ed in seduta pubblica, che è stata partecipata ai signori Consiglieri a norma di legge, risultano all’appello nominale:

 

CONSIGLIERI

P

A

CONSIGLIERI

P

A

 

1)     SERRELI SANDRO

 

X

12)  LOBINA BRUNO

X

 

2)     LOBINA ALDO

X

 

13)  SERRA MASSIMO

X

 

3)     TREMULO PAOLO

X

 

14)  FALQUI GIOVANNI

X

 

4)     ANEDDA TARCISIO

X

 

15)  ZEDDA CELESTE

X

 

5)     PUSCEDDU M. BARBARA

 

X

16)  ORRU' ANDREA

X

 

6)     LOI MARCO

X

 

17)  LEONI MASSIMO

X

 

7)     MORICONI CESARE

X

 

18)  PODDA SALVATORE

X

 

8)     VALENTINI EMILIO

X

 

19)  MELIS GIUSEPPE

X

 

9)     UDA SARA

 

X

20)  CAPPAI MASSIMO

X

 

10)  MALLOCCI MASSIMILIANO

X

 

21)  MANNU GIORGIO

X

 

11)  CAU GRAZIANO

X

 

 

 

 

 

Presenti        n° 18

 

Assenti            3

 

 

OLTRE ALL'ASSESSORE TECNICO: ATZERI GIULIO

P

A

X

 

 

 

Presiede il Sig. Valentini Emilio nella qualità di Presidente del Consiglio con l’assistenza del Vice Segretario Generale Dr.ssa Aresu Anna Maria.

 

Il Presidente, constatato il numero legale degli intervenuti, dichiara aperta la seduta.

 

Nomina scrutatori i Consiglieri Sigg.:

- Cau Graziano – Leoni Massimo – Melis Giuseppe.

 

IL CONSIGLIO COMUNALE

 

Il Presidente del Consiglio introduce l’argomento all’ordine del giorno e comunica:

di aver ricevuto in data 9 Giugno 2003 l’invito, da parte del Cons. Falqui Giovanni capogruppo di Insieme per Sinnai, a convocare al più presto una seduta del Consiglio Comunale per discutere sul grave problema del trasferimento e dello stoccaggio delle scorie nucleari in Sardegna. Problema che può interessare direttamente il nostro Comune ma che comunque riguarda il diritto alla salute e alla autodeterminazione dei Sardi.

di aver ricevuto in data 10 Giugno 2003 l’invito, da parte del capogruppo dei Riformatori Giorgio Mannu, a convocare il Consiglio Comunale per dibattere urgentemente il problema del trasferimento dei Rifiuti Nucleari in Sardegna ed inviare un documento di protesta al Consiglio dei Ministri e a tutti i Parlamentari Sardi presenti nella Camera e nel Senato della Repubblica.

Dunque, adeguatamente sollecitato, il Presidente accoglie l’invito dei due capigruppo per invitare il Consiglio Comunale a dibattere e prendere una ferma posizione, così come hanno fatto numerosissime Amministrazioni Comunali in Sardegna e non solo ma anche uomini del mondo dello spettacolo, della cultura, gli stessi Parlamentari Sardi, numerosissimi turisti e quanti altri hanno a cuore la sorte della nostra isola, nonché tutti coloro che vedono, in questo problema, una minaccia per l’intera Isola. Invita i capigruppo proponenti ad illustrare la proposta.

 

Escono i Conss. Zedda, Cappai, Loi quindi i presenti sono 15.

 

Intervengono:

·         Il Cons. Falqui Giovanni il cui intervento scritto si allega alla presente deliberazione sotto la lettera “A”.

·         L’Ass. Lobina Aldo il cui intervento scritto si allega alla presente delibera sotto la lettera “B”.

·         Il Cons. Mannu Giorgio, il quale afferma di aver presentato la richiesta spinto dalla preoccupazione dell’evolversi della situazione per la Sardegna. Afferma che lo Stato, tramite la Regione, sta cercando di trasformare la Sardegna in zona turistica con diversi investimenti e si chiede come sia possibile, in ambito turistico, pensare di individuare la Sardegna come sito per deposito di scorie nucleari. E’ evidente che si vuole condannare la Sardegna all’isolamento e dubita che gli investimenti che si effettuano oggi servano a qualcosa. Siamo rappresentati da diversi Parlamentari per tutelare il territorio. Oltre ai soliti guai (vedi incendi) dobbiamo subire anche questo fatto. Dice di aver constatato che, ultimamente, molti Sinnaesi sono stati colpiti da un male terribile e si chiede come mai ciò stia avvenendo e perché i nostri Parlamentari non ci tutelano. I Sardi non presenti in Sardegna sono preoccupati anch’essi. Invita i Consiglieri a redigere un documento da inviare al Governo, al Consiglio dei Ministri e a tutti i Parlamentari Sardi sia della Camera che del Senato, per tutelare i nostri diritti ed evitare che le scorie finiscano in Sardegna.

·         Il Cons. Anedda Tarcisio si pone la domanda: se non ci fosse stato il referendum che interruppe il programma di produzione di energia elettrica dal nucleare e se le centrali nucleari avessero funzionato come da programma, le scorie, nel frattempo prodotte, dove si aveva intenzione di sistemarle? Visto che, dopo oltre quindici anni, queste 55 mila tonnellate vagano ancora e non si sa dove debbano essere poi smaltite. Quando si è avviata l’avventura della produzione di energia elettrica dal nucleare nel nostro paese, dice, non penso non si sapesse dove sistemare i rifiuti, lo si sapeva e uno dei motivi per cui non vi è stata una prosecuzione era proprio perché poi questa certezza è venuta a mancare per motivi strategici di sicurezza Internazionale. Le scorie dovevano essere semplicemente sistemate in un Paese in via di sviluppo con quel concetto di fondo, espresso dall’Ass. Lobina Aldo. Poi, quando i paesi in via di sviluppo hanno iniziato a rappresentare anche un pericolo politico e, in particolare, l’utilizzazione del nucleare poteva, in qualche modo, portare anche a programmi di armamento nucleare, è venuta meno questa ipotesi. Nel frattempo i paesi in via di sviluppo hanno iniziato ad aprire gli occhi e oggi, purtroppo, ci si trova nella necessità di trovare il paese sottosviluppato, individuarlo attraverso un’esame, pare “obiettivo”, della situazione delle diverse regioni italiane. Quando l’onorevole Soro ha posto  l’interrogazione al nostro Ministro, questi ha risposto affermando che non poteva escludere la Sardegna ed ha rielencato le condizioni oggettive che avrebbero determinato la scelta e, queste condizioni lasciavano intuire che la scelta sarebbe ricaduta sulla Sardegna. La Regione meno sismica è la Sardegna, la Regione meno densamente popolata è la Sardegna, come è una Regione anche contigua dal punto di vista della rappresentanza politica e storicamente i Sardi sono abituati “a chinare il capo e rimanere divisi”. L’intendimento è sempre quello di depositare le scorie in un paese in via di sviluppo in questo caso una Regione dell’Italia. Il meccanismo è sempre lo stesso. Si inizia a fare intravedere quelli che possono essere i vantaggi: la possibilità di qualche posto di lavoro. Non è da sottovalutare l’effetto di questa propaganda strisciante che si sta attuando, perché c’è solo una possibilità per evitare di dover diventare la pattumiera d’Italia e non solo d’Italia, perché si parla di 55 mila tonnellate, ma chissà quante sono e quante saranno nel futuro, ed è quella di una coesione e di unità eccezionale dei Sardi senza la quale siamo politicamente soccombenti e senza la quale difficilmente potremo riuscire ad evitare gli effetti di questa decisione. Per molti paesi (si parla del Sarrabus, dell’Iglesiente) la sopravvivenza dipende anche da poche decine o centinaia di posti di lavoro, la possibilità di conseguire questo vantaggio potrebbe creare una crepa nel fronte di opposizione e fare il gioco di chi vuole imporre una scelta. Scelta che può essere contrastata soprattutto a livello politico ma poi anche a livello giuridico, perché noi siamo una Regione Autonoma e una legge Costituzionale ci assegna delle prerogative e dobbiamo avere il coraggio e la capacità di farle valere in ogni ambito giurisdizionale se venisse a mancare una concreta possibilità di risolvere il problema dal punto di vista politico. Penso che la prima battaglia da combattere sia una battaglia politica. Le idee non mancano e oggi questo nostro passo è fondamentale. Dobbiamo chiedere che tutte le istituzioni locali ed i comuni si esprimano compatti per il NO, interpretando il sentimento più profondo delle nostre comunità e dicendo chiaro e tondo che se non fosse rispettata questa diffusa volontà  popolare (senza impugnare le armi e senza fare rivoluzioni ma con un gesto molto umile e semplice) abbandoneremo la coesione con questa rappresentanza Istituzionale centrale, che non ci rappresenta più. Un modo molto semplice può essere quello di rassegnare le dimissioni da parte di tutti i Consigli Comunali, Provinciali e Regionali. Non tornare a rappresentare lo Stato fino a che non c’è la certezza che questa scelta non debba più riguardare la Sardegna. Il motivo per cui non possa riguardare la Sardegna deriva dal fatto che siamo, dal punto di vista dell’energia, la regione che usufruisce di meno di quelle infrastrutturazioni di cui si avvantaggia l’intero paese. Basta fare riferimento al costo dell’energia derivante dal fatto che la Sardegna è l’unica regione che non dispone del metano. Ora, perché, oltre ad affrontare i costi derivanti dall’essere un’Isola, dobbiamo accollarci anche i costi dei privilegi e vantaggi che altre regioni hanno rispetto a noi. L’unica possibilità è quella di presentarci finalmente compatti e coesi con il fronte del NO e avere la serena determinazione a non rappresentare più questo Stato, se questo ci elegge a paese sottosviluppato, dal quale tutto può essere chiesto ed imposto. Detto questo, però, bisogna fare anche un pò di autocritica. Uno dei fattori che potrebbe agevolare una scelta come questa è quello della desertificazione della nostra Regione. Troppi ambiti della nostra Sardegna si ritrovano in una condizione di abbandono assoluto (produttivo e delle persone). Lo spopolamento delle zone interne, l’abbandono delle attività produttive nelle zone minerarie sono una dinamica, accelerata purtroppo negli ultimi decenni, che consegna alla realtà attuale un’Isola che va verso un degrado sotto tutti i punti di vista. E’ facile imporre scelte come queste, aggiungere deserto laddove già c’è il deserto. Penso che una parte di questa responsabilità la portiamo un po tutti. Sarebbe mai stata ipotizzabile la sistemazione delle scorie nucleari nelle aree minerarie dismesse del Sulcis Iglesiente e del Sarrabus, se quei progetti di rivalorizzazione a Parco di queste aree non fossero rimasti solo sulla carta? Sarebbe stato qualcosa contro la quale la Comunità Internazionale intera sarebbe insorta, soprattutto davanti all’ipotesi di trasformare aree di parco in zone di discarica di rifiuti di qualsiasi genere. La responsabilità, se questi ambiti protetti non hanno visto la luce, è solo nostra, nostra intendo a livello regionale. Durante lunghi anni ci siamo battuti per riuscire a realizzare quelle che erano pure previsioni di legge: la realizzazione del Parco dei Sette Fratelli, Parco del Sulcis, del Gennergentu etc.. Non siamo stati in grado di dimostrare che questo nostro territorio aveva una nuova e diversa vocazione che andava incontro alle esigenze di una migliore qualità della vita. Siamo stati noi, primi artefici dell’affossamento di queste possibilità. Spesso, purtroppo, chi gridava più forte era l’amico del giaguaro, nel senso che davanti alla responsabilità concreta di dare attuazione a questi progetti si è tirato indietro. Il risultato è questo: la nostra scarsa considerazione delle risorse della Sardegna non può fare altro che richiamare scarsa considerazione da parte di chi alla Sardegna c’è anche meno legato di noi. Se non siamo stati in grado noi di valorizzare il nostro territorio, le nostre montagne, le nostre zone storiche come le zone minerarie, pensate che altri abbiano la sensibilità più alta della nostra? Ed è anche un monito perché in futuro ci si divida di meno su convenienze particolari (come ad esempio su quanti cacciatori possono votare o non votare) per dare una dimostrazione di volontà forte di vivere in un isola che merita di essere vissuta da noi e da chi speriamo con uno sviluppo solido, turistico e non solo, possa continuare ad eleggerla come luogo di svago, di vacanze, di turismo. Ritengo si debba essere determinati, innanzitutto nel realizzare quella condizione unica che può evitare una scelta del genere e dare una dimostrazione di unità assoluta e se non bastasse questa dimostrazione di unità, essere disposti umilmente a non condividere questa scelta attraverso quell’atto di cui ho detto proponendo a tutte le Amministrazioni pubbliche di rassegnare le dimissioni a dimostrazione di una non condivisione di una scelta che per noi è epocale.

 

Esce il Cons. Podda quindi i presenti sono 14.

 

Entrano il Sindaco Serreli e l’Ass. Pusceddu quindi i presenti sono 16.

 

·         Il Cons. Orrù Andrea il quale afferma che il problema sostanzialmente esiste. Queste scorie dovranno essere smaltite e dovrà essere trovata una soluzione e una di queste può essere quella dell’applicazione del Decreto Ronchi per cui ogni regione debba smaltire le proprie scorie. Il problema che la Sardegna si pone è solo una ipotesi. Ritiene opportuno opporsi e manifestare la contrarietà al che la Sardegna sia una delle regioni che dovrà stoccare queste scorie nucleari. Abbiamo sentito che una soluzione potrebbe essere quella dello stoccaggio all’interno delle miniere dismesse del Sulcis o del Sarrabus. Ricordiamo che una risorsa importante della nostra isola è quella idrica che ha spesso uno stretto legame con le miniere (di recente c’è stato l’utilizzo delle acque che sgorgano dalle miniere usate tempo fa dai minatori). Per cui ci potrebbe essere non solo l’inquinamento dell’atmosfera ma anche delle falde acquifere che sono molto importanti (ancora oggi si utilizzano le acque sorgive). Un aspetto da non sottovalutare è quello della valorizzazione dell’isola dal punto di vista turistico perché se il turismo dovrà essere il volano dell’economia, o comunque un settore nel quale la Sardegna dovrà dedicarsi, non possiamo pensare che il turismo abbia un rilancio se si viene a conoscenza che nella stessa regione vengono stoccate delle scorie nucleari. Non mi pare sia una soluzione da percorrere, anzi, dobbiamo lottare perché questo assolutamente non avvenga. Ricordiamo, peraltro, che la Sardegna ha già pagato un tributo allo Stato perché buona parte del proprio territorio è vincolata con servitù militari. Non concordo con chi ha sostenuto che l’attuale governo abbia già deciso in tal senso perché si sta ragionando su ipotesi e non c’è stato nessun tipo di pronunciamento. Peraltro diversi esponenti sia di governo che politici hanno manifestato l’intenzione di lottare affinché questo problema non venga risolto con lo stoccaggio in Sardegna. Ho visto con piacere l’esistenza di una forte coesione da parte della cittadinanza dei Sardi in genere a tutti i livelli nella lotta contro questo tipo di soluzione che verrebbe prospettata. Protesta che ha travalicato i confini della Regione, è arrivata in Italia e, addirittura, arriverà in Europa. E’ una cosa importantissima. Non credo che il Sarrabus possa costituire “l’anello debole” magari accecato dalla possibilità che ci sia uno sviluppo per quelle zone che, purtroppo, sono in stato di trascuratezza. Per queste zone è opportuno che la Sardegna e gli Amministratori si attivino non solo con la protesta nei confronti di una simile soluzione ma anche per far si che questi territori vengano recuperati o fruiti in maniera diversa. Non credo che si debba arrivare alle dimissioni di massa da parte di chi occupa cariche politiche o comunque mi auguro che a ciò non si debba arrivare anche se, saremmo tra quanti, nel caso dovesse prospettarsi una simile soluzione, si adeguerebbero a questo progetto. Concordo infine con chi mi ha preceduto per la redazione di un documento da inviare nella speranza che la soluzione Sardegna rimanga solo una ipotesi e non si traduca nella certezza.

·         Il Cons. Cau Graziano il cui intervento scritto si allega alla presente delibera sotto la lettera “C”.

·         L’Ass. Tremulo Paolo il quale afferma che ancora una volta si assiste al tentativo di far pagare alla Sardegna un tributo pesantissimo favorendo le realtà e le popolazioni della Penisola. Purtroppo far pagare ai Sardi certi tributi non è un tentativo nuovo. Ho il piacere di essere stato ad Asiago, con una delegazione della Giunta per le celebrazioni della Brigata Sassari, dove si ricordava che la Sardegna è stata la regione che in rapporto agli abitanti ha versato il tributo di sangue più pesante, tributo richiesto in cambio di infrastrutturazioni, di sviluppo economico e di danaro che avrebbe consentito di migliorare le condizioni di vita della nostra isola. La Sardegna ha già dato sia con il disboscamento delle nostre foreste per la costruzione della Ferrovia, sia con la petrolchimica che con la distruzione delle coste. Abbiamo già dato anche al nucleare perché l’unico sito in Italia in cui transitano, sostano e vengono riparati i sommergibili nucleari è qui in Sardegna e tra l’altro è lì a minacciare una delle più belle zone di tutto il Mediterraneo. Con il nucleare abbiamo dato i Poligoni come il Poligono di tiro di Teulada e Perdasdefogu. Non sono d’accordo con il Cons. Orrù quando dice che ancora non è stato deciso. Abbiamo avuto modo di assistere a un incontro con il Presidente della Giunta Regionale Pili il cui intendimento era di rassicurare gli Amministratori locali che gli hanno rivolto subito la richiesta di chiarimenti sullo stoccaggio delle scorie nucleari e mentre procedeva nel suo tentativo ed elencava i criteri per l’individuazione delle zone in cui sarebbe avvenuto lo stoccaggio, tutti quanti abbiamo acquisito la certezza che lo stoccaggio sarebbe stato qui in Sardegna. Questa grande mobilitazione viene percepita da tutti i settori della società civile e non a caso i primi a lanciare l’allarme, a proclamare la mobilitazione sono stati i giornalisti dell’Unione Sarda seguiti successivamente da quelli della Nuova Sardegna, a cui gli organismi politici si sono accodati in un secondo momento, pur con azioni incisive tendenti a scoraggiare il tentativo di stoccaggio delle scorie vedi le interrogazioni dell’On. Soro in Parlamento e il documento del Consiglio Regionale proposto dai Consiglieri del Centro Sinistra. E’ necessario quindi procedere ad una mobilitazione che consenta alla Sardegna di non farsi sottrarre l’ultima risorsa che ci è rimasta. L’ultima possibilità che abbiamo di programmare il nostro futuro è legato alla conservazione delle risorse ambientali. La Sardegna gode ancora di un premio di immagine legato alla sua natura e al suo ambiente che non possiamo farci scemare in alcun modo. Pertanto mi dichiaro d’accordo per tutte le forme di mobilitazione che verranno proposte qui in seno al Consiglio Comunale e invito il Consiglio, anche con una breve riunione dei capigruppo, a rivedere, perché abbastanza completa, la delibera che venne già adottata nel 1987, integrarla e riproporla dandone la massima diffusione agli organi di stampa.

·         L’Ass. Lobina Bruno il quale afferma che il danno che causerebbe la scelta sciagurata di allocare le scorie nucleari in Sardegna sarebbe incalcolabile. Non siamo in grado di percepire esattamente cosa avverrebbe non nel momento dell’ingresso delle scorie, nei siti individuati, ma in futuro sotto l’aspetto, in particolare, della salute pubblica. Quindi un danno incalcolabile dal punto di vista economico, naturalistico, morale e sanitario. Quello che invece è calcolabile oggi è che esiste un grave dannoso silenzio sia da parte del Governo Nazionale che da parte del Governo Regionale in merito al problema. E’ un elemento che possiamo già individuare e definire di grave silenzio e di irresponsabilità. E’ vero che il nome della Sardegna non è stato ancora fatto ma il sito è già stato individuato e la cosa ancora più grave è che il governo ha demandato ad una società, non ha avuto neanche il coraggio politico di presentarsi ai Sardi e all’intera collettività nazionale per dire ciò che realmente ha già deciso di fare. Questo è ancora più grave ed offende i Sardi e tutti quanti. Il silenzio preoccupa e solo gli irresponsabili fingono di non capire che il sito è stato già individuato in Sardegna, sia perché una terra “non soggetta a movimenti sismici” è la Sardegna, sia perché la Sardegna è poco popolata, sia perché ha, nel suo entroterra, delle miniere che sono indicate come l’ottimo per tenere scorie nucleari sotto controllo. E’ grave il silenzio da parte del Governo ed è ancora più grave aver dato mandato a questa società che ha dei legami molto forti con ambienti interessati allo smaltimento delle scorie nucleari. Non è una scoperta di oggi, ma ormai consolidata da anni, l’aver già attuato degli interscambi di carattere economico nel paese del terzo mondo per allocare le scorie nucleari. Di fronte a questa situazione drammatica si pone il problema di cosa fare. Si tratta di fare una scelta molto forte, di non accettare il silenzio, di non accettare di barattare, il possibile inserimento delle scorie nucleari nei siti già individuati, per qualche manciata di miliardi e per chissà quale tipo di sviluppo, forse per fare gallerie per allocare altre scorie nucleari, perché non è possibile fare altro in un sito fortemente inquinato dalle scorie nucleari. La Sardegna perderebbe:

·         quella sua vocazione turistica (non trascurabile nell’economia complessiva);

·         quel grande patrimonio naturalistico che detiene (per cui è considerata una delle migliori regioni dell’Europa);

·         la sua dignità di Regione a Statuto Speciale in quanto non ha deciso e non potrà decidere proprio per quel silenzio che anche la Giunta Regionale in questi giorni ha fortemente manifestato.

·         Quindi che fare? Non accettare nessun tipo di soluzione, si tratta di lottare, forse è un termine molto forte che non viene accettato e compreso ma non è certo il momento di tirarsi indietro. Questo Consiglio esprime oggi una sua posizione ferma su questo problema. E’ un atto necessario ma non sufficiente, come non è sufficiente e non è il momento di forme di avventinismo come ho sentito poco fa da chi mi ha preceduto, credo che oggi abbiamo bisogno di lottare all’interno delle Istituzioni, di coinvolgere tutti i Consigli Comunali, i Consigli Provinciali, il Consiglio Regionale, i partiti, le Associazioni e la stampa in una mobilitazione forte che respinga questa “possibilità” annunciata. Credo che anche il documento che dovrà scaturire da questa riunione di Consiglio Comunale deve servire come momento di incoraggiamento ad una lotta più forte e più coinvolgente di tutte le istanze che ho appena citato. Ho una grande paura che il silenzio, se dovesse prevalere, ricadrà sicuramente sulle spalle dei nostri figli e dei nostri nipoti. La Sardegna sarà un’isola morta sotto l’aspetto economico e sociale e sicuramente avremo gravissime ripercussioni sotto l’aspetto sanitario.

·         L’Ass. Serra Massimo il quale parte dalla conclusione del documento illustrato dal Capogruppo Falqui laddove invita il Sindaco a voler prendere in considerazione l’ipotesi di emettere una Ordinanza che vieti il transito nel nostro territorio di questi materiali. Ritiene sia una proposta importante ai fini del raggiungimento degli obiettivi che ci si sta prefiggendo. Ringrazia l’iniziativa del Cons. Mannu che tempestivamente ha sollevato la questione chiedendo che la stessa venisse portata all’attenzione del Consiglio Comunale ma gli chiede di attivarsi e chiedere anche il nostro impegno nell’intraprendere tutte le iniziative utili ed opportune anche presso le altre Istituzioni affinchè su questo problema si arrivi a definire un ordine del giorno unitario che sia una sintesi rappresentativa di tutte le istanze di tutte le Istituzioni, di primo, di secondo, di terzo livello. Tutte le Istituzioni, tutte unite a prescindere dalle appartenenze, dalle colorazioni, ma tutte unite dall’unico obiettivo che ci deve vedere impegnati e sul quale tutti dobbiamo  trovarci impegnati, quello di bloccare questa che per il momento sembra essere una ipotesi. Anch’io, dice, ho avuto la fortuna di vivere momenti importanti riconducibili ad un passato glorioso dei nostri Fanti, di chi ha combattuto in terra Veneta etc., ma questi incontri sono stati anche l’occasione per affrontare, in momenti diversi, anche aspetti politici e amministrativi dell’Isola avendo avuto l’opportunità di poter dialogare in diversi momenti anche con chi oggi è l’espressone massima dell’Amministrazione Regionale (Pili). Ebbene Pili ha ridotto, ha minimizzato, ha ridicolizzato il problema riconducendolo esclusivamente ad una montatura non della stampa ma di un solo giornale “L’Unione Sarda”. Cose gravissime, il Sindaco di Asiago nel sentire queste affermazioni ha provato e manifestato un evidente imbarazzo. Come si fa a dire che il problema delle scorie nucleari che potrebbero trovare alloggio in Sardegna è solo “un problema dell’Unione Sarda”, non so se definire questi atteggiamenti di scelleratezza o di incoscienza politica. Davanti alle nostre considerazioni, a quelle forti, ferme, precise e incalzanti del nostro Sindaco, abbiamo continuato a verificare un atteggiamento davvero “spiritoso” nel senso che ribadiva un concetto: “dovete stare tranquilli”. Io sono andato a letto tranquillo, la consapevolezza che il Presidente della Regione ha detto che non dobbiamo avere nessun problema, nessun timore e che dovevamo evitare di parlarne perché più se ne parla, più si creano problemi e si crea imbarazzo, per me è sufficiente. Sicuramente gli organi di stampa  hanno la capacità di incidere sull’opinione pubblica e condizionare l’elettorato, basta pensare a quanto è successo tre anni fa grazie alle gesta eroiche di un pesonaggio squallido che oggi riempie i giornali occupando spazi che sono riservati abitualmente a fatti di cronaca nera o comunque deliquenziali. I giornali incidono e incideranno anche stavolta nel sensibilizzare l’opinione pubblica sul fatto che è un problema serio ed è un problema grave. Bene ha fatto il Cons. Cau Graziano a mettere il dito sulla piaga perché è bene che la comunità tutta venga a conoscenza di questi particolari. Ci sono intrecci troppo forti, troppo particolari e quando Mauro Pili in uno slancio di generosità, tendente a minimizzare il problema, stava comunque tentando di nascondere una realtà ed una verità, ci siamo resi conto che era una difesa d’ufficio accalorata perchè Pili proviene da un settore formidabile che è quello della stampa, non ha certo difficoltà dialettiche, non ha certo difficoltà a far figurare che “due più due non fa quattro ma fa cinque” perché il nostro Sindaco gli ribadiva che due più due fa quattro e lui sosteneva che fa cinque. A quel punto non ci siamo trovati d’accordo. Un altro aspetto importante è che Francesco Cossiga, che sicuramente non può essere accusato di essere contiguo a questa maggioranza né a quella che ha governato la regione sino a qualche anno fa, ma è sicuramente più contiguo alla maggioranza che governa la regione e al quadro politico del governo nazionale, lo stesso Senatore a vita sull’argomento, durante le sue esternazioni, ha allertato l’intera Regione Sarda e l’intera Nazione su un aspetto: aveva la sensazione, e lui raramente sbaglia, che si stessero creando le condizioni e i presupposti affinchè, con una azione del governo, mascherata in tanti modi simpatici, si stessero creando davvero le condizioni per attivare in Sardegna “una succursale di un canile di un paese del nord Italia”. Credo che i Sardi questo non lo consentiranno. Mi chiedo dov’è l’Assessore regionale al turismo che deve tutelare questo grande patrimonio di cui tutti quanti stasera, in tutti i consessi istituzionali della Sardegna, stanno evidenziando l’utilità, l’importanza, il prestigio in termini di turismo. Dov’è altresì l’Assessore regionale all’Agricoltura. E’ necessario che siano loro in prima battuta a scendere in campo, noi andremo con loro a manifestare, a polemizzare, a contestare. Una cosa è certa che nessuno sino ad oggi  ha ancora smentito quella che rimane comunque “una ipotesi” evidentemente credibile, se è vero come è vero che a tutti i livelli ci si sta attivando perché questo non avvenga.

·         Il Cons. Mannu Giorgio il quale afferma che i Riformatori sono stati presenti nell’unica dimostrazione svoltasi di fronte al Quirinale, esattamente sabato mattina, anche se non sono stati ricevuti dal Presidente della Repubblica, al quale hanno fatto avere comunque un documento firmato a dimostrazione della volontà dei Sardi di non accettare questa imposizione “condizionata” in quanto ancora non si è certi che questo avvenga, però se ne parla tanto. Questo per informare che si è stati gli unici, fra coloro che sostengono la maggioranza regionale, a dimostrare di fronte al Quirinale perché è un problema molto sentito non perché Riformatori ma perchè Sardi.

·         L’Ass. Serra Massimo afferma che l’importante è che le iniziative vengano prese e che il quesito espresso precedentemente era diretto all’impegno della Giunta Regionale non dei singoli partiti della maggioranza.

·         Il Sindaco Serreli Sandro il quale riferendo che, in un recente incontro, il Presidente della Regione, ha sostenuto che da una sovrapposizione di carte risulterebbe non esserci spazio per le scorie nucleari in Sardegna, smentendo così un Ministro del Governo che in una diretta Parlamentare non ha fatto cenno a questo, manifesta stupore e preoccupazione per il fatto che un Ministro del Governo non sappia nulla in merito a quanto dovrà rispondere in Parlamento. Considera molto semplicistica la versione del Presidente secondo cui la colpa è della propaganda commerciale dei giornali. Non stiamo parlando di un singolo partito ma di chi deve difendere la Sardegna. Perché siamo arrivati a tutto questo? Forse ha ragione veramente Cossiga, ci hanno promesso le strade e nelle nostre strade continua a morire la gente per colpa della inadeguatezza della viabilità, ci hanno prospettato acquedotti, promesso continuità territoriale e di tutto questo non abbiamo visto nulla. Il governo regionale è succube di quello nazionale perché su una vicenda del genere così delicata, che mette a repentaglio il futuro di una intera regione che sul turismo e sull’ambiente ha le fondamenta per il proprio sviluppo, mostra il silenzio che è la cosa peggiore. Bisogna alzare la voce, bisogna protestare perché solo noi possiamo difendere la nostra terra e trovare tutte le vie affinché questo possa avvenire con forza. A prescindere dagli schieramenti politici la stragrande maggioranza dei Sindaci ha sensibilizzato i propri cittadini. Dobbiamo reagire perché c’è di mezzo la nostra Isola, la nostra Terra e il futuro dei nostri figli.

·         Il Cons. Anedda Tarcisio il quale interviene per una proposta operativa, per dare forza alla iniziativa e per amplificarne la portata. Visto che è stato convocato il Consiglio anche a breve suggerisce di concordare un testo con l’ANCI in modo tale che venga approvato dal Consiglio Comunale lo stesso documento che verrà proposto a tutti i Consigli Comunali della Sardegna.

·         Il Presidente del Consiglio concorda con la proposta del Cons. Anedda e ritiene che un documento unitario concordato con l’ANCI da proporre a tutti i Consigli Comunali abbia un valore politico molto più forte di quanto non abbia un singolo documento di un singolo Comune.

·         Il Cons. Falqui Giovanni suggerisce la stesura di un ordine del giorno aggiuntivo per il prossimo Consiglio Comunale.

·         Il Presidente del Consiglio prima di chiudere i lavori del Consiglio Comunale, peraltro ricco di idee, spunti e con un dibattito forte, sottolinea alcuni passaggi significativi. Afferma che l’Ass. Tremulo ricordava quello che è stato il teatro delle vicende belliche dei primi del secolo scorso. La Sardegna in proporzione al numero degli abitanti ha versato nella guerra del 1915/1918 il contributo più alto in termini di soldati che hanno perso la vita. Hanno perso la vita per disegnare quelli che oggi sono i confini attuali dell’Italia, in cambio di infrastrutture (strade, ospedali, acquedotti, sviluppo, occupazione) che successivamente alla fine del conflitto mondiale del 1915/1918 non arrivarono nella nostra Isola ma arrivavano solo le Bare di quei pochi soldati che ebbero la “fortuna” di essere sepelliti almeno nella loro terra. Dunque attese mai concretizzate e dalle quali (per rivendicare queste attese) nascono i movimenti politici che si ispirano in seguito al sardismo e ai movimenti di azione meridionale di cui furono padri Emilio Lussu, Bellieni, Tuveri etc. Ancora oggi dunque la Sardegna è la regione che in Italia più pesantemente di altre paga la presenza delle servitù militari. A questo punto ci chiediamo davvero se sia questo lo sviluppo turistico che i nostri politici hanno in mente per la nostra Isola. Credo che bene abbiano fatto tanti Consigli Comunali così come oggi ha fatto il nostro a levarsi e far sentire forte la voce per dire NO a questo ennesimo soppruso che viene consumato ai danni dei Sardi. Sono dunque d’accordo con la proposta del Cons. Anedda per dare mandato al Sindaco e al Presidente del Consiglio Comunale affinchè si attivino in tempi brevissimi per concordare un testo unitario con l’ANCI da proporre a tutti i Consigli Comunali della Sardegna.

·         Il Sindaco Serreli Sandro per evidenziare la straordinaria accoglienza fatta dai Sindaci di Asiago e di Foza e da tutta la cittadinanza. Ci sono stati momenti commoventi con l’inaugurazione di un sito storico dove è stata posta una croce per ogni caduto di ogni Comune della Sardegna. Erano presenti circa cinquanta Sindaci provenienti da tutta la Sardegna. Anche un nostro caduto è stato ricordato e oggi ognuno di noi, ogni parente trova un posto, una croce dove posare un fiore. Ci sono stati momenti forti e intensi, lo scambio della cortesia che noi facemmo loro con il patto di gemellaggio con i Comuni di Asiago e Foza, e in particolare l’inaugurazione alla presenza del Presidente della Regione e di una rappresentanza della Regione Veneto. Momento particolarmente intenso è stato altresì quando ha parlato il Sindaco di Asiago che con un intervento eccezionale ha ricordato i vari momenti dei nostri soldati in quelle alture. E’ stata una esperienza molto forte.

 

·         Il Presidente del Consiglio mette ai voti due proposte:

·         La prima di concordare un testo con l’ANCI, sul problema del trasferimento e dello stoccaggio delle scorie nucleari in Sardegna, da proporre ai Consigli Comunali della Sardegna e di dare incarico al Sindaco ed al Presidente del Consiglio di attivare i contatti con il Presidente Regionale dell’ANCI.

·         La seconda del Cons. Falqui che chiede al Sindaco di emettere una Ordinanza per vietare il transito, nel territorio comunale, di scorie nucleari.

 

Le due proposte vengono approvate all’UNANIMITA’.

 

Conseguentemente il Consiglio Comunale,

 

CON VOTO UNANIME, espresso palesemente,

 

D E L I B E R A

 

·         di concordare un testo con l’ANCI, sul problema del trasferimento e dello stoccaggio delle scorie nucleari in Sardegna, da proporre ai Consigli Comunali della Sardegna e di dare incarico al Sindaco ed al Presidente del Consiglio di attivare i contatti con il Presidente Regionale dell’ANCI.

·         di emettere una Ordinanza per vietare il transito, nel territorio comunale, di scorie nucleari.

 

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Il presente verbale previa lettura e conferma viene firmato come appresso:

 

          IL PRESIDENTE                                                       IL VICE SEGRETARIO GENERALE

        F.to VALENTINI                                                                            F.to ARESU

 

 

Pubblicato all’Albo Pretorio dal 30.06.2003 e per gg. 15.

                                                                                                    IL SEGRETARIO GENERALE

                                                                                                                 F.to ANGOTZI

 

 

Per copia conforme al suo originale ad uso amministrativo.

 

Sinnai, lì 30.06.2003

                                                                                           IL FUNZIONARIO INCARICATO

                                                                                                             CARDIA