COMUNE DI SINNAI                        PROVINCIA DI CAGLIARI

 

 

DELIBERAZIONE DEL CONSIGLIO COMUNALE

 

74 del Reg.

 

Data 11.12.2002

 

OGGETTO:

 

Piano Socio-Economico della 24^ Comunità Montana - Parere del Consiglio Comunale.

 

L’anno Duemiladue, il giorno Undici del mese di Dicembre alle ore 17,00 nella sala delle adunanze consiliari.

Alla prima convocazione in sessione straordinaria ed in seduta pubblica, che è stata partecipata ai signori Consiglieri a norma di legge, risultano all’appello nominale:

 

CONSIGLIERI

P

A

CONSIGLIERI

P

A

 

1)     SERRELI SANDRO

X

 

12)  LOBINA BRUNO

X

 

2)     LOBINA ALDO

X

 

13)  SERRA MASSIMO

X

 

3)     TREMULO PAOLO

X

 

14)  FALQUI GIOVANNI

X

 

4)     ANEDDA TARCISIO

X

 

15)  ZEDDA CELESTE

X

 

5)     PUSCEDDU M. BARBARA

X

 

16)  ORRU' ANDREA

 

X

6)     LOI MARCO

X

 

17)  LEONI MASSIMO

X

 

7)     MORICONI CESARE

X

 

18)  PODDA SALVATORE

X

 

8)     VALENTINI EMILIO

X

 

19)  MELIS GIUSEPPE

 

X

9)     UDA SARA

 

X

20)  CAPPAI MASSIMO

X

 

10)  MALLOCCI MASSIMILIANO

X

 

21)  MANNU GIORGIO

X

 

11)  CAU GRAZIANO

X

 

 

 

 

 

Presenti        n° 18

 

Assenti            3

 

 

OLTRE ALL'ASSESSORE TECNICO: ATZERI GIULIO

P

A

X

 

 

 

Presiede il Sig. Valentini Emilio nella qualità di Presidente del Consiglio con l’assistenza del Segretario Generale Dr.ssa Angotzi Maria Assunta.

 

Il Presidente, constatato il numero legale degli intervenuti, dichiara aperta la seduta.

 

Nomina scrutatori i Consiglieri Sigg.:

- Leoni Massimo - Cau Graziano - Podda Salvatore.

 

IL CONSIGLIO COMUNALE

 

VISTO il Piano Socio-Economico predisposto dalla 24^ Comunità Montana Serpeddì ai sensi dello Statuto Comunitario ed ai sensi dell'art. 28 del D.Lgs. 267/2000;

 

VISTA la nota Prot. n. 3040 del 05.08.2002 del Presidente della 24^ Comunità Montana Serpeddì con la quale chiede che il Consiglio Comunale esprima il parere di competenza così come previsto dal 3° comma dell'art. 29 dello Statuto Comunitario;

 

VISTI gli elaborati del Piano di Sviluppo Socio-Economico della 24^ Comunità Montana Serpeddì;

 

SENTITI gli interventi:

 

del Presidente del Consiglio Valentini Emilio che introduce l'argomento all'ordine del giorno e cede la parola al Sindaco;

 

SENTITA la relazione del Sindaco che illustra sull'argomento e chiede che, su uno strumento importante per la pianificazione del territorio, che comprende tutta l'area della Comunità Montana, ci si esprima sia con il voto che con un dibattito approfondito. Giudica valido il piano ma da integrare. Si dichiara in disaccordo su due aspetti:

Il primo aspetto riguardante il fatto che il territorio della Comunità Montana è forse l'unico, in Sardegna, ad essere vasto e ad avere una serie di aree interessantissime in cui è stato programmato uno sviluppo all'interno di settori ben precisi quali: Parco Geominerario Archeologico e Storico recentemente costituito, Parco Geomarino di Villasimius, Parco dei Sette Fratelli, Parco del Molentargius. Afferma che se un Piano Socio Economico deve prospettare le idee di sviluppo per il futuro non può prescindere da questa realtà e che ogni Comune, interessato, debba trovare delle linee in cui riconoscersi. Lamenta l'assenza di riferimenti al Parco dei Sette Fratelli nel Piano in esame.

Il secondo aspetto riguardante il fatto che recentemente è stato adottato, definitivamente, il Piano Urbanistico Comunale con cui l'Amministrazione ha tracciato le sue idee di sviluppo che, però, non ritroviamo all'interno di questo Piano Socio-Economico della 24^ Comunità Montana.

E’ del parere, inoltre, che sia stato trascurato il Piano Urbanistico Provinciale nel quale vengono dettate delle linee di sviluppo non recepite nel Piano Socio-Economico della 24^ Comunità Montana. Invita, infine, ad una seria riflessione anche sui dati in esso esposti per poterlo migliorare, come ad esempio il discorso sull'agricoltura dove se da un lato c'è stata una diminuzione nella coltivazione dei campi è pur vero che c'è stata una razionalizzazione degli interventi nell'agricoltura, con la riduzione e accorpamento di molte proprietà, che ha favorito un discorso di qualità. Ritiene ci siano le condizioni per migliorare il Piano Socio-Economico della 24^ Comunità Montana e per l'accoglimento di eventuali Osservazioni.

 

Sentiti altresì gli interventi:

 

del Cons. Zedda Celeste il quale dice che questa è una occasione per riflettere sull'ipotesi di sviluppo del territorio vasto. Pensa che le osservazioni, fatte dal Sindaco, siano da tenere nella giusta considerazione perché, tenuto conto del poco tempo a disposizione per la predisposizione del piano stesso, una qualche carenza o una sottostima delle potenzialità ci possa essere stata. E' anche vero, prosegue, che è un Piano che dà una valutazione, delle tendenze naturali del territorio, accompagnata dai numeri ufficiali che inducono preoccupazione sia per i settori dell'agricoltura e dell'artigianato che per il sistema produttivo in generale. Ci sono realtà, aggiunge, dove emergono delle tendenze naturali sufficientemente forti come la costa (ancora oggi il mare ha una fortissima attrazione turistica) e la zona del Parteolla eccellente in termini di produzioni agricole. Una valutazione di insieme sul territorio è convinto che rappresenti uno stimolo per cercare di ritagliarsi uno spazio di qualità tenuto conto che il nostro territorio è prevalentemente montano. La scommessa considera sia quella di trovare momenti di sviluppo che trasportino, verso l'interno, la forte capacità di attrazione esercitata dal mare. Il Piano Socio-Economico della 24^ Comunità Montana raffigura una piattaforma e una valutazione di tipo economico che può anche essere utilizzata nei Bandi P.O.R. perché tratteggia una ipotesi di sviluppo integrata nel quale tutti (Amministrazioni locali, Sindaci) all'interno della Comunità Montana, hanno la possibilità di confrontare,  tra di loro, le ipotesi di sviluppo superando la logica "campanilistica". Giudica sia un piano dinamico, che indica la via di sviluppo possibile, e ritiene sia evidente e nell’interesse di tutti tener conto, compatibilmente con l’impianto del Piano nel suo complesso, dei suggerimenti, delle sollecitazioni e delle richieste  delle Amministrazioni locali.

 

del Cons. Anedda Tarcisio il quale si aspettava una discussione incentrata su un indirizzo propedeutico allo studio del Piano di sviluppo socio-economico e che si avviasse quella consultazione degli organi istituzionali e degli enti della Comunità Montana in un percorso verso la definizione dell’aggiornamento del Piano socio-economico avendo avuto in mano delle note di analisi, che giudica, utilissime per costruire una idea, un intendimento, un indirizzo. Gli è parso di capire che, in realtà, queste note di analisi costituiscono l’aggiornamento al Piano di sviluppo socio-economico, il che ritiene non possa essere perché manca la sostanza di Piano socio-economico. Afferma di essere stato rinfrancato, dall’intervento del Presidente, quando ha anticipato la posizione di attesa dei tecnici che stanno lavorando per il completamento del documento. Una pianificazione, dice, ha dei connotati ben definiti. Spiega che si chiama Programma un progetto di medio termine, si chiama Piano un progetto di medio-lungo termine ed ogni progetto ha bisogno, prosegue, che sia configurato in ogni parte e che sia chiaro nell’obiettivo da conseguire. In questo caso una pianificazione socio-economica deve delineare quelle linee di sviluppo che, costruite sulle potenzialità del territorio, possano orientare l’azione dei soggetti che operano in una società civile progredita. In particolare deve orientare le scelte degli operatori economici, delle imprese, delle famiglie e soprattutto l’azione di programmazione, nel breve e medio periodo, della pubblica amministrazione. Deve consentire agli amministratori di vedere al di la di ciò che capiterà nei prossimi tre o quattro anni e quindi, di svolgere al meglio la propria azione di pubblica amministrazione avendo delle linee certe. In questo caso i modelli di sviluppo non sono ancora rappresentati, c’è uno studio puntuale di quelli che sono i dati di fatto e da questi bisogna partire per prefigurare quei modelli di sviluppo che rappresentino un indirizzo concreto che possano far uscire dallo stato di indifferenza i soggetti che operano in campo economico (imprese) e, soprattutto, la pubblica amministrazione e le famiglie.

La situazione territoriale come la nostra è ricca di opportunità e potenzialità ma è legata ad un contesto territoriale che assiste passivamente, ormai da decenni, al loro sfumare. La nostra Comunità Montana e i nostri Comuni sono strettamente connessi con l’area Metropolitana di Cagliari in cui iniziative molto valide sono state sviluppate nei decenni passati ma stentano a decollare, spesso diciamo per mancanza di sensibilità da parte di organismi superiori, in circostanze come queste, però, scopriamo che noi non ne siamo consapevoli. Afferma che lo sviluppo economico non può essere costruito sul “monotematismo”. Tendiamo a “mitizzare” lo sviluppo turistico cercando di conseguire maggiori livelli quantitativi e qualitativi attraverso quella diffusione, dalla costa verso l’interno, e l’estensione nel tempo della frequentazione. Ci sono dei fattori che incidono in modo determinante su queste possibilità quali quello dei trasporti, dei collegamenti che non riguardano dinamiche che si sviluppano e si completano totalmente all’interno dell’ambito territoriale della Comunità Montana o dei comuni quindi richiamano altri ambiti, altre responsabilità e andrebbero (queste aspettative di sviluppo turistico) perlomeno commisurate alla reale portata di questi fattori che possono determinarne o meno lo sviluppo. Comunque sia lo sviluppo del territorio, prosegue,  non deve essere affidato soltanto ad una possibilità di crescita ma deve essere integrato, deve contenere edilizia, turismo, produzioni agricole, agroalimentari, etc.. Stiamo vivendo un periodo di grandi trasformazioni. Uno sviluppo solido ha bisogno anche della valorizzazione delle risorse umane cercando di perseguire quelle produzioni ad altissimo livello tecnologico che fanno la differenza tra un paese sviluppato e un paese non sviluppato. L’assurdo della Sardegna e del meridione d’Italia, oggi, ritiene sia che si trova in una condizione di sottosviluppo all’interno di una Nazione sviluppata possedendo al proprio interno tutte quelle risorse umane, professionali e scientifiche che, ironia della sorte, stanno venendo a mancare nei triangoli industriali, nelle regioni del Veneto, nella Lombardia e nell’Emilia Romagna. Un atto di programmazione importante fu fatto quando si decise di localizzare in Sardegna, per una intuizione dello scienziato Rubbia, uno dei poli “il Parco scientifico tecnologico”. Aveva un obiettivo concreto: chi sostenne quell’idea, lo fece con la consapevolezza che, in pochissimi anni, sarebbe venuta meno la funzione della grande industria. E’ un fatto strutturale che la grande industria stia “destrutturando” perché si sta sostituendo quella produzione ad altissima tecnologia che non richiede più grandi produzioni ma un loro incremento nella qualità. Una Nazione o una Regione che perde il contatto con la ricerca e lo sviluppo, continua, è destinata a morire anche se si illude di poter vivacchiare su un turismo che, fatti o episodi, come l’11 Settembre a New York insegnano, possono buttare giù l’attività economica da un giorno all’altro. Ci troviamo a possedere una risorsa strategica: la risorsa umana.

Sono scarse le possibilità di lavoro nella nostra regione. I ragazzi arrivano ad una formazione Universitaria e post-Universitaria che nelle regioni dove è più facile trovare lavoro non si conosce. Oggi c’è l’esigenza, da parte delle imprese del Nord, di far riferimento a tecnici del sud per poter sostenere la ricerca finalizzata alla produzione. Noi nella nostra regione abbiamo già in corso di consolidamento, un sistema Universitario e un polo di ricerca come quello del parco scientifico tecnologico che deve essere speso per l’obiettivo per il quale fu concepito e realizzato. Una realtà come la nostra che fa parte dell’Area Metropolitana di Cagliari fa parte anche di quella iniziativa. Quindi in un Piano socio-economico occorre ripartire da queste realtà per cercare di ipotizzare uno sviluppo diversificato che non si limiti soltanto ad un “esame dei dati” di ciò che è stato. Se poi si va a commentare i dati si assiste, ad esempio, al “crollo quantitativo” delle aziende agricole, il che significa non che c’è il crollo dell’agricoltura, quello c’è già stato, ma che non c’è più l’iscrizione dei pensionati o dei cittadini disoccupati alle imprese agricole. Questo dato in se, richiamato come “dato statistico” rischia di mostrare una situazione lasciando spazio all’immaginazione ma senza descrivere ciò che c’è in realtà dietro quel dato. Così anche per altri aspetti. Oggi siamo chiamati, dice, non a dare gli “indirizzi” per il Piano socio-economico di sviluppo del nostro territorio ma ad altre decisioni. Di fronte ad un lavoro così accurato, che ci consente di disporre di una base di valutazione della realtà attuale del nostro territorio, ad un documento al quale può essere aggiunto anche lo studio dell’ultimo censimento Istat, le nostre Comunità possono cogliere l’occasione per avviare quel dibattito che possa portare al rifacimento totale di un piano di sviluppo che sia di orientamento vero alle realtà locali e vada a considerare quelli che sono gli atti di programmazione già esistenti ma spesso slegati l’uno dall’altro. Ricorda che il Piano Urbanistico del Comune di Sinnai non è noto agli Amministratori di Maracalagonis, di Quartu Sant’Elena etc. e che, purtroppo, ci troviamo a governare un territorio, che ha vocazioni, difficoltà, limiti, potenzialità unitarie, con strumenti slegati e che non si riconoscono a vicenda. Occorre quell’intervento di omogeneizzazione che la Provincia sta cercando di fare con il proprio Piano Urbanistico Provinciale per tentare di ricondurre su direttive unitarie le autonome determinazioni dei vari Enti Locali. Il tutto partendo dalla situazione reale, dalle opportunità vere per tentare di costruire modelli di sviluppo che siano circostanziati nel tempo e nello spazio e tanto credibili da poter indurre un operatore economico o una impresa a spendere i propri quattrini per conseguire un risultato economico nel nostro territorio. Devono essere modelli talmente definiti e chiari da poter orientare le famiglie e indicare quale è il futuro dello studente di oggi e quale è la facoltà che può trovare uno sbocco nel nostro territorio, evitando che si proceda alla cieca, per far parte poi, da laureati o diplomati, di una statistica che, spesso, serve a registrare un fallimento. Occorre un piano che si articoli su modelli che possano fungere da guida, soprattutto per l’Amministrazione pubblica, per quella programmazione di breve periodo che può tradurre in atti concreti la pianificazione più generale. Se si riuscisse a conseguire anche un livello minimo di questo obiettivo si potrebbe intanto evitare quella frammentazione che rompe quella continuità di prospettive nel territorio che attualmente viene creata da noi amministratori locali. Questa può essere una occasione irripetibile. Se non vi sono impegni contrattuali con i tecnici che hanno predisposto il piano, suggerisce, che se si utilizza questa occasione per partire da questi dati di indagine e per costruire su questi dati quegli indirizzi politici locali ai quali il Sindaco ha fatto riferimento, probabilmente si ha la possibilità di fornire ai tecnici che stanno redando il piano, l’idea della volontà delle amministrazioni locali e si può essere d’aiuto nella definizione di modelli che non potranno essere puramente tecnici e teorici ma dovranno essere modelli mediati e che siano radicati nel territorio attraverso le istituzioni. Occorrerebbe dare una anima politica ad un documento come questo per evitare che resti soltanto un insieme di cartelle di valore statistico e quest’anima politica non può dargliela uno studioso o un tecnico o un cattedrattico, ma gliela dobbiamo dare noi e, per poterlo fare, abbiamo bisogno del loro aiuto, del loro supporto, del loro lavoro. Se noi approvassimo così com’è questo incartamento staremo abdicando al nostro ruolo, avremo nei nostri armadi, nelle nostre scrivanie un nuovo documento privo di traduzioni pratiche concrete e privo soprattutto di un anima, di modelli di orientamento e di una volontà di intervento concreta nel territorio. E’ lusinghiero poter rispondere alla domanda di un cittadino, di una categoria, di un imprenditore, fornendo loro un atto di programmazione. Quando chiedono o propongono domande concrete su possibilità di intervento per rispondere ad una esigenza, per soddisfare un desiderio e poter dire basta che ti attenga a queste norme e ciò che desideri lo puoi fare, l’intervento è disciplinato, dovrai seguire gli indirizzi del Consiglio Comunale e della amministrazione pubblica però puoi giungere a quell’obiettivo. Per poter avere questa condizione è indispensabile che lo studio esca dalla veste di documento di elaborazione accademica per diventare atto politico-amministrativo di programmazione e pianificazione vera. Pensa che in questo Consiglio, in quello della Comunità Montana e degli altri Comuni vi siano le capacità, le volontà e le motivazioni per intervenire in questa direzione.

La Comunità Montana ha fornito un supporto estremamente prezioso, non possiamo adesso svilire questo materiale con una approvazione puramente formale per consegnarlo ai cassetti. Il lavoro fatto è importante e merita rispetto e, questo, possiamo dimostrarlo utilizzandolo per consegnare, successivamente, agli incaricati della redazione del documento, quelle volontà, quei desideri e quelle aspirazioni che possano poi orientare le stesse nostre scelte di amministratori. Invita ad esprimersi sul documento e a sollecitare, contemporaneamente, la Comunità Montana nella prosecuzione ed elaborazione del Piano che contenga tutti i requisiti di programmazione e pianificazione. Questo, può essere fatto anche approvando il documento in seno alla Comunità Montana e, contemporaneamente, impegnandosi nella prosecuzione di questo lavoro di analisi e di sintesi che porti all’approvazione definitiva di quest’atto di programmazione economica e sociale che il nostro territorio merita e di cui ha bisogno.

 

dell’Ass. Lobina Aldo il quale afferma che, senza nulla togliere al documento, ritiene esagerato chiamarlo Piano. E’ del parere che sia una buona analisi che fornisce dati e informazioni ma che dà poche indicazioni riguardo a vari settori come le infrastrutture, l’agricoltura, le imprese, l’artigianato, il turismo. Sostiene l’idea che, la pubblica amministrazione, non debba fare un piano di sviluppo indicando per filo e per segno la direzione di marcia ma debba aprirsi a varie opportunità sulla base di una analisi coerente della realtà di cui si è interessata. Concorda con l’analisi fatta dal Cons. Anedda e dal Sindaco Serreli. Lamenta che, parlando di turismo, non si faccia alcun riferimento alla “identità” e quindi a tutto un lavoro che le varie Comunità debbono fare per conservarla e per porgerla poi ai turisti. Ritiene ristretto considerare che sia un problema solamente di infrastrutture o di spiagge belle e che si debba invece lavorare convinti di dover dare un anima al piano di sviluppo socio-economico. Sostiene l’importanza dell’ambiente (che va maggiormente considerato all’interno del piano) e della risorsa idrica, problema, questo, che spesso  viene solo enunciato perché nulla si fa per la raccolta dell’acqua. Sulla raccolta differenziata ritiene che il piano avrebbe dovuto dare con chiarezza gli elementi perché fosse facile, per un Comune come Sinnai, aderire ad un consorzio. Un piano degno di questo nome, dice, avrebbe dovuto pesare la convenienza economica di fare delle cose insieme, avrebbe dovuto contenere indicazioni su quale agricoltura pensare. Un documento di questo tipo ritiene si faccia anche in riferimento a realtà simili che magari si sono sviluppate meglio. Si dichiara convinto che ci si debba proporre come si è e con quello che si sa fare. La nostra economia era agricola e pastorale, non dobbiamo cancellarla dobbiamo poterla sostenere ma possiamo farlo confrontandola con altre realtà. Nel documento non si parla di agricoltura biologica, di collegamento tra il Comune di Sinnai e il Gerrei mentre invece è presente il discorso sulla strada Burcei-Villasalto. Altro problema è quello dei trasporti che è cruciale per la nostra zona in quanto si è in presenza di strade ad alta densità di traffico. Ritiene necessario lavorare per una viabilità migliore e tenerne conto, quindi, nella programmazione. Preannuncia voto di astensione motivaldolo col fatto che non si è di fronte ad un piano vero e proprio.

 

del Cons. Falqui Giovanni il quale ribadisce che uno dei lati positivi, di questo studio di piano socio-economico, è che mette l’accento sulla necessità di arrivare ad una pianificazione del territorio. Questo è sicuramente un obiettivo di grande importanza, visto che i nostri territori hanno delle potenzialità, delle caratteristiche e delle risorse comuni che vanno sfruttate in maniera sovracomunale. Leggendo, però,  il piano di sviluppo socio-economico avanza il dubbio se questa pianificazione territoriale sia una cosa che deve nascere oggi o se sia già sorta tempo fa, dal momento che, in questo studio, ha trovato poca traccia delle iniziative già nate negli anni passati, dei P.I.A., dei Patti Territoriali e dei Leader II. In particolare lamenta l’assenza di uno studio degli effetti sul territorio portati da questi primi interventi di pianificazione territoriale. Pianificazione territoriale, spiega, vuol dire anche concordare, in fase di stesura, con le amministrazioni comunali, con le comunità interessate, tutti gli interventi che si prevede di realizzare. Dieci, quindici anni fa ci fu lo studio per la realizzazione del Parco Sette Fratelli–Mont’e Genis e fu quella una delle prime occasioni in cui si arrivò ad una pianificazione territoriale. Però la parola Parco in questo studio non esiste. Esistono in una tabella le parole parco marino, accompagnate da una riga e mezza di commento, ma non si parla di quello che era uno degli obiettivi principali delle amministrazioni comunali e della stessa Comunità Montana (che era capofila nel progetto del Parco Sette Fratelli Mont’e Genis). Si augura che si sia trattato di una dimenticanza anche se non può fare a meno di constatare che oltre all’istituendo Parco mancano anche quelli già istituiti come  il Parco del Molentargius per l’area di Quartu Sant’Elena e il Parco Geominerario per l’area di Sinnai e Burcei che sono realtà già esistenti. Se è vero che le linee di sviluppo devono basarsi sulle realtà esistenti, è del parere che questa assenza sia eccessiva, soprattutto perché convinto che il parco sia uno strumento di sviluppo socio-economico e non strumento a carattere puramente museale o naturalistico. Non sono molti i Comuni che hanno adottato il P.U.C., prosegue, ma il nostro Comune lo ha fatto due anni fa e, se è vero che la sua entrata in vigore piena è a partire dal 29 novembre, data della pubblicazione sul B.U.R.A.S., è anche vero che questo Consiglio Comunale lo ha adottato due anni fa. Si chiede se sia possibile che in questi due anni l’equipe che ha studiato il piano di sviluppo socio-economico, in esame oggi, non sia venuto a conoscenza dell’esistenza del  P.U.C. a Sinnai che delinea delle linee di sviluppo (anche se necessariamente limitate al nostro territorio). Pensa che ci debba essere la volontà di integrare questo piano in discussione che presenta aspetti anche positivi come il fatto che mette insieme dei dati che contribuiscono a dare una certa idea della struttura della Comunità Montana, però le carenze sono molto gravi e non è possibile impiantare delle linee di sviluppo su delle basi incomplete.

 

del Cons. Zedda Celeste il quale dice di trovarsi nella doppia veste scomoda di appartenente al gruppo di minoranza in Consiglio Comunale da un lato e, dall’altro, di essere il prosecutore di uno studio di sviluppo che riguarda il territorio della Comunità Montana nel suo complesso ricomprendente, quindi, il territorio del Comune di Sinnai. Chiarisce che, da un punto di vista amministrativo-istituzionale, la Comunità Montana è, a suo parere, un ente di secondo grado, cioè, senza capacità legislativa e senza patrimonio. Deve dimostrare concretamente la sua capacità di programmazione e realizzazione in termini di idee, ed è sottoposto al conferimento di funzioni da parte della Regione, della Provincia e soprattutto dei Comuni che mal sopportano il conferimento di funzioni a organismi terzi che hanno, nel panorama delle autonomie locali, il compito di ipotizzare delle linee di sviluppo integrate. Un piano di sviluppo socio-economico, quale quello che le Comunità Montane, per effetto di un finanziamento riconosciuto nel 2000 da parte del Ministero dell’Interno, non può, spiega, avere le caratteristiche di programma perché è un piano. Un piano che non può che evidenziare quali sono i risultati nella gestione delle risorse che, fino a ieri, il sistema, nel suo complesso, ha messo a disposizione dei territori, per cui alcuni sono riusciti ad ottenere dei risultati positivi altri meno.

La mappatura dei risultati indica quali sono le possibili strade da percorrere e la struttura normativa aiuta a capire dove reperire le risorse. La Comunità Montana individua le linee di sviluppo e le sottopone alle amministrazioni che la costituiscono, favorisce l’assunzione di iniziative imprenditoriali relative ai servizi quali aziende agroturistiche. Il piano è certamente un documento di analisi che non può dare indicazioni, ma, sulla base di un ventaglio di opportunità tendenti all’ottenimento di risorse da indirizzare verso la realizzazione del sistema delle infrastrutturazioni e con la fantasia dei singoli imprenditori, con l’intelligenza imprenditoriale si possono creare nuove attività. Afferma che il fatto che l’agricoltura sia in una crisi spaventosa è testimoniato da dati diffusi nel territorio. Sui Parchi considera siano scelte strategiche di importanza incredibile ma spesso mal recepite o non correttamente recepite dalle comunità alle quali sono rivolte, soprattutto quando riguardano estensioni sensibili nella loro dimensione. E’ convinto che non siano sorti grossi problemi, ma che ne siano sorti certamente meno nella creazione del Parco del Molentargius perché nato su spazi pubblici. Il Parco Geominerario contempla la possibilità di fortissimi investimenti per quanto riguarda la realtà mineraria del Sulcis Iglesiente o della zona alta comunque, all’interno della quale sono inserite piccole porzioni del territorio di Sinnai. Problemi ne sono sorti dopo l’istituzione al momento di stabilire le metodologie gestionali e quelle che contemplano l’utilizzazione delle risorse destinate al recupero dei siti. Questo non vuole essere un programma economico anche perché non ha la opportunità normativa di poterlo essere. Tempo fa era così, perché il piano di sviluppo socio-economico delle Comunità Montane aveva anche una valenza di tipo urbanistico, era sovradimensionato rispetto agli strumenti urbanistici delle amministrazioni locali sino alla fine degli anni 1980 o a metà anni 1990. Questa potestà è stata negata, le linee di sviluppo e gli orientamenti in questa direzione vengono sanciti e determinati dagli strumenti urbanistici comunali. Giudica si tratti di un piano di massima che non può contemplare lo specifico. Considera la Comunità Montana come una occasione di sintesi e di confronto fra le amministrazioni locali, il luogo dove deve essere riportata a sintesi unitaria la filosofia dello sviluppo sul territorio vasto. Conclude affermando che nella misura in cui i territori si dimostrano aggregati nel perseguimento delle finalità legate ai temi dello sviluppo e si confrontano con le istituzioni superiori (Regione o Provincia) unitariamente le possibilità di ascolto sono maggiori come maggiori sono le possibilità di essere inseriti nella programmazione negoziata che offre opportunità di sviluppo e consente di ottenere le risorse necessarie.

 

del Cons. Mannu Giorgio il quale dice di parlare non come consigliere di minoranza ma come consigliere del comune di Sinnai. Afferma di aver cancellato il termine “piano” dal punto all’ordine del giorno in quanto ritiene si tratti non di “piano” ma di “analisi statistica” della realtà locale di Sinnai. Ritiene che questa realtà non sia tutta così come descritta perché parlando degli artigiani è del parere che non siano solo quelli che risultano iscritti ma che ce ne sono ben altri, parlando di agricoltori una buona parte lavora in agricoltura ma, per vari motivi, non è iscritto alle associazioni. Suggerisce l’utilizzo dei dati che servono per predisporre i piani di intervento e di sviluppo guardando al contesto non solo della realtà locale ma pensando anche al fatto che il Comune di Sinnai ha vicino la Città Metropolitana. Sinnai, dice, è un Comune, da sempre, agropastorale. Considera il settore agropastorale una economia trascurata che se fosse ripresa nei dovuti modi darebbe dei buoni risultati, basti vedere all’allevamento che potrebbe essere una realtà locale ed invece importiamo la carne. Ritiene validi i dati, inseriti “nell’analisi” presentata e utili per programmare uno sviluppo reale del nostro territorio aprendosi al confronto con altri paesi vicini e coordinando i vari interventi. E’ del parere che si stiano anticipando i tempi, si dice disponibile a votare il documento ma come “analisi statistica” perché domani può servire, può aiutare a sviluppare una attività reale e giusta. Condivide gli interventi degli altri Consiglieri che lo hanno preceduto.

 

dell’Ass. Lobina Bruno il quale dice che dall’analisi fatta dal documento informativo si possono trarre informazioni per riflettere sulla realtà del nostro territorio e su ciò che esso potrebbe dare in termini di sviluppo economico e sociale. E’ chiaro che questo documento, dalle analisi già fatte sembra azzardato chiamarlo “piano socio-economico”, abbia necessità di dagli una forma. Un documento di piano socio-economico presentato da un ente sovracomunale come la Comunità Montana dovrebbe dare indicazioni in merito allo sviluppo socio-economico del territorio in cui questo ente esiste e sulle potenzialità esistenti o che si prefigurano. Per fare questo è necessario avere degli indicatori precisi e concreti riferiti alla realtà attuale perché non ritiene sia la stessa cosa fare delle analisi riferendosi a dati del 1996 e non a dati del novembre 2002. Non si può parlare, ad esempio, del settore dei servizi che nel 1998 poteva contare 20/25 imprese mentre oggi ne conta 116, perché ciò vuol dire che nella nostra Comunità qualcosa è cambiato. Non è più quella realtà agricola-pastorale di tanti anni fa ma è una società che si sta inserendo nella nuova realtà produttiva della società moderna, così come non è la stessa cosa pensare all’artigianato, che è un settore trainante dell’economia non solo di Sinnai ma dell’intera realtà, e fare un confronto tra un dato del 1998 di 155 imprese con un dato del novembre 2002 di 265. Volendo fare un piano socio-economico sostiene che i dati andassero aggiornati alla situazione attuale. Importanti sono anche altri elementi di riferimento non inseriti nel documento presentato ed un piano socio-economico dovrebbe poggiare su riferimenti importanti come ad esempio i parchi. Pur essendoci state difficoltà non significa che la loro importanza diminuisca. Non considera la stessa cosa non valutare la vicinanza di una realtà come la Città di Cagliari. Si chiede come si faccia a non tener conto che Sinnai ha un Piano Urbanistico Comunale che non è una piazzetta ma è il piano per le attività produttive, di sviluppo economico della nostra realtà, che ha un Piano Insediamenti Produttivi o strutture importanti come A.C.Q.U.A. V.I.T.A.N.A. che nello scenario attuale per la gestione diretta dell’acqua è una delle società meglio attrezzate. Non positiva ritiene l’analisi sull’agricoltura perché i dati attuali non sono così disastrosi come quelli presentati, ci sono aziende iscritte alla Camera di Commercio, imprese che fanno attività agricole e viticole tradizionali. Esiste la L.R. 37/98 che è intervenuta nel settore dei servizi e dell’artigianato, c’è una diversa rimodulazione del settore attraverso una consistente presenza di aziende di allevamento e di agricoltura anche di carattere nuovo. Questo per capire la realtà e dire che un tipo di sviluppo economico è possibile e non è dipendente da altre. Se lavoriamo per rendere la realtà più concreta ed efficiente significa che quello sviluppo unico quasi, che appare nel documento, turistico delle coste non può essere solo quello ma attraverso una sorta di osmosi può integrarsi tra il turismo marino e montano grazie all’utilizzo delle potenzialità esistenti non solo nella costa  ma anche nell’entroterra. Uno sviluppo di questo tipo non può puntellarsi solo ed esclusivamente in una realtà come quella del turismo marino ma deve poggiarsi su diverse basi, dai Parchi, alle realtà attuali delle comunità locali ed a quelle che sono le possibilità di sviluppo della costa. Bisogna, forse, intraprendere un percorso diverso e cioè prendere la discussione che avviene nei Consigli Comunali come elemento di costruzione del piano socio-economico, prendere questo documento come una possibilità di riflessione e attraverso la discussione creare il vero piano di sviluppo socio-economico, ricco di idee ed elaborato dalle comunità locali in modo tale che possa diventare uno strumento riconosciuto da tutti, utile per lo sviluppo economico del nostro territorio.

 

dell’Ass. Moriconi Cesare per unirsi ai colleghi che lo hanno preceduto in alcune considerazioni. Si dichiara convinto che la Comunità Montana sia una occasione di sintesi ma anche di indirizzo generale e di scelte coraggiose. Esprime l’apprezzamento ed il rispetto per il lavoro svolto ma aggiunge che essi vanno indirizzati ad uno studio “parziale” come emerge dalla discussione in corso. Resta convinto che sia un buon risultato anche se un buon risultato di analisi statistica analizza non solo i dati numerici ma anche le cause o le ragioni che hanno determinato una situazione diversa. Pensa di poter dire che è analisi importante comprendere le ragioni per cui il parco si è arenato. Concorda con l’intervento del Cons. Falqui. In una analisi compiuta pensa debba esserci lo sforzo per costruire l’obiettivo del parco. Ricorda una proposta che il Sindaco di allora Anedda Tarcisio fece di un percorso consortile per la costruzione di un comitato di gestione di un area importante come quella montana perché la dentro stava un progetto di sviluppo organico e l’unicità delle vocazioni di sviluppo della montagna che custodisce un patrimonio importante in termini di prospettiva, di ricchezza e di crescita. Rilancia l’invito di poter accogliere in questo documento importante un punto di riferimento dal quale poi rilanciare un progetto ed una scommessa che rappresentano oggi il progetto e la scommessa più interessante che abbiamo discusso in questi ultimi anni.

 

Escono i Conss. Mannu e Loi quindi i presenti sono 16.

 

dell’Ass. Tremulo Paolo il quale ritiene necessario chiarire la tipologia del documento in discussione prima di approvarlo. Sia il Sindaco Serreli che i Consiglieri che si sono succeduti negli interventi hanno posto delle riflessioni sulla qualità di questo documento. Afferma che va salvaguardato il lavoro svolto ma è suscettibile di miglioramento. Questo si traduce nella necessità di un aggiornamento dei dati che potrebbero essere disarticolati. Si sa che purtroppo il degrado nel comparto dell’agricoltura è storico ma nel documento vi sono notizie nascoste che fanno ben sperare. Si è di fronte ad una riduzione delle iscrizioni alle diverse categorie che poi implicano una richiesta di tipo assistenziale ma anche ad un aumento notevole delle iscrizioni di imprese agricole alla Camera di Commercio. L’analisi dovrà tenere conto di elementi e di fattori che investono ampie parti del territorio, strumenti che possono essere rappresentati dai parchi e che forniscono una interpretazione molto generale di sfruttamento delle risorse legate al territorio ma anche la sintesi che si può trovare in uno strumento di pianificazione generale non può prescindere dalla peculiarità della singola comunità e soprattutto dagli indirizzi di sviluppo che questa Comunità si è data nel corso degli anni. Abbiamo, dice,  tutta una serie di atti che hanno individuato una direzione che l’amministrazione comunale da vent’anni a questa parte si è data per conseguire risultati da punto di vista sociale ed economico, primo tra tutti il Piano Urbanistico Comunale. I tecnici dovranno elaborare una sintesi delle ricadute che lo strumento di pianificazione di tutti i comuni avrà nel contesto generale. Espone alcuni esempi e sostiene l’idea che si debba chiedere all’equipe di individuare almeno la tipologia degli interventi che possono essere effettuati nel territorio montano assoggettato al regime di parco. Invita il Consiglio a individuare un percorso che consenta alla Comunità Montana di recepire quelle che saranno le determinazioni e le linee di intervento che scaturiranno dai lavori del Consiglio Comunale oggi e, naturalmente in futuro perché ritiene che quella di oggi sia una base di partenza per arrivare ad una pianificazione più compiuta.

 

dell’Ass. Lobina Aldo il quale dice che malgrado le Comunità Montane siano state messe in discussione anche recentemente, questo Consiglio crede nella istituzione Comunità Montana dato che sulla proposizione di un documento si chiede di migliorarlo. Porge, infine, un incoraggiamento all’istituzione Comunità Montana a continuare nel lavoro.

 

del Cons. Zedda Celeste il quale dice che è di tutta evidenza che i rappresentanti delle diverse amministrazioni all’atto della discussione del piano porteranno in Consiglio alla Comunità Montana le loro osservazioni e le loro richieste. Questo afferma che non ha la valenza di strumento urbanistico. Si dice convinto e dichiara la disponibilità alle integrazioni che, ovviamente, non ne snaturino la filosofia che in termini di sviluppo non c’è. Cercare di mettere insieme i temi dello sviluppo di sette paesi è estremamente complicato come è complicato anche, per riaffrontare il tema del Parco, che comunque è un momento strategico ma che ha subito una interruzione per effetto di un pronunciamento ufficiale da parte di due amministrazioni che sono essenziali nella costruzione del percorso, in più ci sono altre realtà che non essendo coinvolte in prima persona non sono neanche motivate ad esercitare pressioni perché in quella direzione si vada. L’ipotesi di lavoro che a suo tempo ci si era dati di partire dalle terre pubbliche o demaniali si è dimostrata complicata da perseguire. La Comunità Montana è fiduciosa che dopo il decollo del piano di sviluppo socio-economico è importante individuare degli elementi salienti caratterizzanti la strategia di presenza e di azione di qualsiasi organismo. Non esclude che uno di questi elementi anche possa essere il Parco ma prima di arrivare ad una azione più modulata e puntuale che vada in quella direzione ci sono un’altra serie di aspetti, il P.I.T. non è secondario rispetto a questi e, anche il P.I.T. rappresenta un esempio della adeguatezza dell’azione delle pubbliche amministrazioni nell’ottenere delle risorse per realizzare una serie di interventi pubblici che hanno una integrazione fra di loro. I Piani P.I.T. presentati dalla Comunità Montana nel 2001 e ancora non concretizzatisi totalmente, oggi, per effetto della approvazione di quel piano si ha a disposizione ulteriori risorse che andranno a finanziare altri interventi di quei comuni che hanno concorso alla presentazione di questo piano che si sviluppano oltre quei comuni che fanno parte della Comunità Montana in una visione strategica richiamata nei suoi elementi essenziali dal piano di sviluppo socio-economico. Su questo, tra l’altro, il progetto sulla informatizzazione del sistema della pubblica amministrazione, e della interazione dei sistemi della pubblica amministrazione ha visto le Comunità Montane presentare un progetto unitario al Ministero per l’innovazione tecnologica e arrivare quarto nella graduatoria nazionale. Quello potrebbe essere un ulteriore passaggio strategico perché le Comunità Montane del sud della Sardegna hanno chiesto l’inserimento della piattaforma urbanistica e quindi della informatizzazione del sistema urbanistico di tutti questi territori. Anche quella sarà un occasione nella quale si misurerà la lungimiranza, l’attenzione, la sensibilità che le Pubbliche amministrazioni che costituiscono questi organismi avranno nei confronti dei temi legati allo sviluppo sul loro territorio perché diventerebbe uno strumento di conoscenza a disposizione della collettività e da lì possono essere costruite delle ipotesi di sviluppo tenendo conto che questo offre una base di conoscenze e una realtà delle cose che sovrintende alla possibilità di ipotesi di interventi legati sempre al tema dello sviluppo. L’iniziativa di organismi associati rappresentano comunque delle opportunità ben viste dagli organismi istituzionali superiori.

 

del Sindaco Serreli Sandro per fare alcune considerazioni. Ritiene che dalla discussione non sia emerso un discorso campanilistico. Quando si propone il discorso dei parchi è del parere che si debba fare un ragionamento importante. E' vero, dice, che ci sono state due amministrazioni (ufficialmente solo una) che si sono espresse contrarie al parco, però, si tiene conto di due realtà che, seppure importanti, sono minoritarie all’interno di un parco generale e si sta tralasciando quelle che sono le impostazioni dei comuni che, con il loro territorio, determinano la gran parte del parco. Quale più di un piano socio-economico, prosegue, elaborato da una Comunità Montana può rilanciare, se veramente ci si crede, il discorso del parco che era stato abbandonato perché una comunità si era espressa contro. La presenza del parco Geominerario e del parco Geomarino di Villasimius fa sì che questo territorio nel suo complesso assuma una valenza naturale importantissima, quasi unica in Sardegna. Perché, si chiede, questo piano non può vedere quali sono le sinergie che questi parchi possono avere per un discorso di sviluppo complessivo del territorio? Quando si evidenzia il discorso dei piani urbanistici comunali non si dice di accogliere quanto proposto ma le linee comuni per concretizzare tutto verso una direzione in cui riconoscersi e programmare insieme. Considera sia un discorso importante che non deve terminare in questa giornata. Dalle ultime parole del Cons. Zedda coglie la disponibilità dell’esecutivo della Comunità Montana e dell’equipe. Suggerisce di esprimersi favorevolmente al piano riservandosi di risentirsi in Consiglio Comunale per formulare proposte concrete da far pervenire, come Osservazioni al piano, all’atto della sua pubblicazione e che possono essere accolte. Valuta, quindi, che questo di oggi sia un passaggio intermedio che conduce ad un prossimo appuntamento per approfondire e concretizzare su carta le idee da consegnare all'equipe in modo che abbia elementi concreti per l'integrazione del piano.

 

del Cons. Falqui Giovanni il quale esprime il voto favorevole del Gruppo Insieme per Sinnai con l’impegno che questo discorso non finisca qui ma venga ripreso, quanto prima, all’interno di questo Consiglio Comunale affinché da queste discussioni scaturiscano dei documenti che possano essere presentati poi come osservazione alla Comunità Montana per una valutazione ed eventualmente essere inserite all’interno di questo piano socio-economico.

 

VISTO lo Statuto Comunitario;

 

VISTO il D.Lgs. 267/2000;

 

RITENUTO dover provvedere in merito;

 

CON VOTI n. 15 a favore e n. 1 astenuto (Cons. Lobina Aldo) su n. 16 Consiglieri presenti e votanti, espressi per alzata di mano,

 

D E L I B E R A

 

 

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Il presente verbale previa lettura e conferma viene firmato come appresso:

 

          IL PRESIDENTE                                                              IL SEGRETARIO GENERALE

         F.to VALENTINI                                                                           F.to ANGOTZI

 

 

Pubblicato all’Albo Pretorio dal 17.12.2002 e per gg. 15.

                                                                                                    IL SEGRETARIO GENERALE

                                                                                                                 F.to ANGOTZI

 

 

Per copia conforme al suo originale ad uso amministrativo.

 

Sinnai, lì 17.12.2002

                                                                                           IL FUNZIONARIO INCARICATO

                                                                                                             CARDIA