COMUNE DI SINNAI PROVINCIA
DI CAGLIARI
DELIBERAZIONE DEL CONSIGLIO COMUNALE
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N° 15 del
Reg. Data 29.03.2001 |
OGGETTO: |
Indirizzi per l'affidamento a terzi della
gestione della comunità alloggio per anziani casa accoglienza F.lli Vittorio
ed Emanuele Puggioni. |
L’anno Duemilauno, il
giorno Ventinove del mese di Marzo alle ore 17,00 nella
sala delle adunanze consiliari.
Alla prima convocazione in
sessione straordinaria ed in seduta pubblica, che è stata partecipata ai
signori Consiglieri a norma di legge, risultano all’appello nominale:
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CONSIGLIERI |
P |
A |
CONSIGLIERI |
P |
A |
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1) ANEDDA TARCISIO |
X |
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12) SADDI DANIELA |
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X |
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2) ALLIERI ALBERTO |
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X |
13) LOI ANTONIETTA |
X |
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3) VALENTINI EMILIO |
X |
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14) MURGIA ANTONELLO |
X |
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4) MORICONI CESARE |
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X |
15) GOLINO ENRICO |
X |
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5) MALLUS MAURIZIO |
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X |
16) PINNA SPADA STEFANO |
X |
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6) SERRA MASSIMO |
X |
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17) PICCIONI OTTAVIO |
X |
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7) OLLA DEMETRIO |
X |
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18) CAPPAI MASSIMO |
X |
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8) PAU IGNAZIO |
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X |
19) PODDA SALVATORE |
X |
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9) PILLERI ANTONIO |
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X |
20) SPANU PASQUALE |
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X |
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10) PIANTI ROBERTA |
X |
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21) CARTA MARIO |
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X |
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11) LOI MARCO |
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X |
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Presenti n° 12 |
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Assenti n° 9 |
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OLTRE AGLI ASSESSORI TECNICI:
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P |
A |
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P |
A |
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1) SERRELI SANDRO |
X |
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4) PUSCEDDU MARIA BARBARA |
X |
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2) FALQUI GIOVANNI |
X |
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5) ATZERI GIULIO |
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X |
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3) COCCO GIOVANNI |
X |
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6) LOBINA ALDO |
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X |
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7) TREMULO PAOLO |
X |
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Presenti n° 5 |
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Assenti n° 2 |
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Presiede il Sig. Valentini
Emilio nella qualità di Presidente del Consiglio con l’assistenza del Segretario
Generale Dr.ssa Angotzi Maria Assunta.
Il Presidente, constatato il numero
legale degli intervenuti, dichiara aperta la seduta e pone in discussione
l’allegata proposta di deliberazione iscritta all’ordine del giorno e dotata
dei pareri previsti dall’art. 49 del D.LGS. 267/2000.
Nomina scrutatori i
Consiglieri Sigg.:
- Murgia Antonello – Loi
Antonietta – Cappai Massimo.
IL CONSIGLIO COMUNALE
IL PRESIDENTE introduce l'argomento all'o.d.g. e cede la
parola al Sindaco;
IL SINDACO illustra i contenuti dell’allegata proposta di
deliberazione e afferma che la struttura fu programmata per il funzionamento
come Casa Famiglia, diretta all'utilizzazione da parte di persone autosufficienti.
Successivamente si avviò la gestione per un periodo sperimentale di sei mesi e
si interruppe per riverificare la formazione delle condizioni per poter
procedere e a quali condizioni procedere. La richiesta che nel frattempo si è
sviluppata, la domanda di servizi, è stata diretta prevalentemente ad un uso
come Casa Protetta, la domanda proviene da parte di chi ha in famiglia persone
non autosufficienti, non solo, la domanda viene soprattutto da realtà esterne a
quella Sinnaese. Avendo riverificato in tempi diversi la debolezza della
domanda locale come Casa Famiglia, si è giunti alla necessità di definire il
futuro di questa struttura. Per poterla utilizzare come Casa Protetta è
indispensabile prevedere alcune conseguenze. Se dovesse continuare ad essere il
Comune a gestire direttamente la struttura, nel momento in cui la Regione
rilasciasse l'autorizzazione, il Comune sarebbe costretto ad aprire a utenti
provenienti da tutto il territorio, quindi anche dall'esterno, col rischio di
dover scaricare sulle risorse del Comune oneri per servizi a favore anche di
cittadini provenienti da fuori, in quanto, in un modo o in un altro, il Comune
si troverebbe costretto a sopperire alla retta: anche se è vero che, nel caso
in cui le disponibilità finanziarie dell'ospite non lo consentissero, dovrebbe
partecipare la famiglia o il Comune di provenienza. Nel caso in cui, però,
fosse necessario ospitare nella struttura una persona che si trova abbandonata,
priva di assistenza, il Comune lo deve fare rischiando poi di non avere
l'integrazione dei costi. Allora, stante questa situazione e considerate anche
le difficoltà di gestire una struttura, (già elevate come Casa Famiglia) come
Casa Protetta, in cui deve essere garantita anche l'assistenza di carattere
sanitario agli ospiti, si è pensato di avvalersi della possibilità offerta
dalla legge e prevista anche nell'atto di donazione, di provvedere alla
gestione, non in economia, con appalto a impresa, ma affidandola in concessione
ad impresa esterna, naturalmente a società abilitata ad intervenire, sulla base
di una regolare procedura di evidenza pubblica, di una gara pubblica, dando la
possibilità, al gestore di offrire il servizio a utenti provenienti dall'intero
territorio, così come è previsto per quanto riguarda le strutture di servizio
autorizzate dalla Regione. Vi è poi anche l'esigenza, da parte del Comune,
prima di soddisfare la domanda esterna, di garantire l'ospitalità ai Sinnaesi
che lo richiedessero, sia nel momento attuale sia anche nel futuro. Questa
esigenza verrà soddisfatta con l'apposita previsione nel disciplinare di gara
di una riserva di posti e, già nell'immediato, attraverso una apertura
provvisoria in attesa dell'affidamento in gestione che possa consentire a
quanti, residenti a Sinnai, volessero accedere alla struttura, di entrarvi
prima di trasferirne la gestione a un soggetto esterno. La sequenza dovrebbe
essere questa: trasferimento della gestione in capo ad una società esterna che
dovrà finanziarsi con la riscossione delle rette, trasformazione da Casa
Famiglia in Casa Protetta, apertura della Casa Protetta all'utenza
territoriale. Il Comune, in questo modo, dovrebbe intervenire esclusivamente
per integrare la retta dei residenti a Sinnai che non avessero risorse
sufficienti per provvedervi. Inoltre, attraverso questa procedura si ritiene,
sulla base del conto economico effettuato, di poter ricavare anche un canone di
gestione. Cioè, sarà una locazione onerosa per il soggetto esterno, ed il
Comune dovrebbe poter riscuotere un canone di gestione che naturalmente
rimarrebbe nel budget della Casa per Anziani nel senso che il Comune vi
potrebbe attingere per integrare la retta di quanti eventualmente non avessero,
se stessi o la famiglia, risorse sufficienti per pagare la retta. Questa
procedura, nell'immediato, dovrebbe accompagnarsi alla riapertura, da parte del
Comune, per dare ospitalità a quanti residenti chiedessero di potervi accedere
per evitare poi di dover competere con altri utenti provenienti da fuori.
SENTITI gli interventi:
del Cons. Pinna Spada Stefano il quale afferma
che se l'ipotesi avanzata dal Sindaco fosse fattibile, sarebbe l'ideale. Crede
che un soggetto esterno debba avere delle garanzie. Avanza la proposta di
rimandare in Commissione il problema e discuterlo ampiamente. IL soggetto
esterno che eventualmente dovesse vincere l'appalto, chiede se l'impresa che si
assume la responsabilità di gestire questa casa, ha gli oneri di un canone, gli
oneri di una trasformazione significa che deve avere delle strutture adatte
all'anziano non autosufficiente. Questi sono dei costi. Chiede se interviene il
Comune o il Privato? I tempi della Convenzione dovrebbero essere garantiti
almeno per dieci anni, ritiene che le leggi prevedano cinque anni e inoltre il
Comune avrebbe la facoltà, con avviso di un anno di recedere dal contratto.
Quindi, si chiede, chi è il privato che accetterebbe a queste condizioni:
canone, ristrutturazione e possibilità che il Comune lo mandi via. Inoltre gli
assistiti possono essere dieci o dodici con i due fratelli Puggioni garantiti,
giustamente, come da contratto. Quindi se si trovasse una impresa di questo
tipo che accetta, va benissimo. Si dichiara non d'accordo sulla proposta di
iniziare prima che si trovi il soggetto privato che attui questa iniziativa. La
proposta per rimandare in Commissione nasce anche dal fatto che avremo, se la
Commissione lo gradisce, la presenza del Primario di Geriatria che è un esperto
in materia di Case Protette. Quindi potremo avere la consulenza di una persona
esperta. Si potrebbe trasformare in R.S.A. (Residenza Sanitaria Assistenziale)
con l'accordo della A.S.L. la quale mette a servizio il suo personale, le sue
competenze. Un'altra possibilità potrebbe essere quella di creare un centro
diurno, per particolari pazienti quali: malati terminali o Alzeimer, per
rendere operante questo bene.
del Sindaco il quale afferma che l'intervento del Cons.
Pinna Spada è stato un intervento molto stimolante che sicuramente contribuirà
ad approfondire il dibattito. Prosegue affermando che il problema è che esiste
la struttura ed esiste la domanda del servizio, ma il Comune ha difficoltà a
gestire in economia un servizio specialistico: intanto perché la tipologia del
servizio richiesto è già una tipologia molto impegnativa, poi perché esiste non
solo la richiesta di accesso come Casa Protetta ma anche come centro R.S.A..
Esiste però anche un interesse diffuso di operatori esterni alla gestione.
Prima di ipotizzare questa soluzione, naturalmente, abbiamo sondato la
disponibilità di soggetti già affermati nel territorio a proporsi. Il
pronunciamento odierno è riconducibile soltanto ad un indirizzo verso la
gestione in concessione anziché in economia, con il coinvolgimento di un
soggetto imprenditoriale esterno che abbia la competenza per attendervi.
Oggi
ci dobbiamo pronunciare sull'indirizzo del Consiglio. In base all'indirizzo del
Consiglio, la Giunta e i Funzionari devono predisporre gli atti, individuare i
contenuti dell'atto di concessione della gestione e anche le modalità di
gestione stessa. Quindi si deve esprimere un pronunciamento per la gestione da
parte di soggetti terzi, affinché successivamente si lavori a costruire
totalmente le condizioni e le modalità. Ed è in quella fase che diventa
necessaria e preziosa ogni partecipazione, ogni parere. La mia proposta è
questa: Approfondiamo l'aspetto del trasferimento della gestione all'esterno,
oggi, per rinviare con un pronunciamento odierno anche a lunedì prossimo
l'avvio degli approfondimenti che consentano di definire nel modo migliore le
condizioni per la gestione successiva. Anticipo anche il mio parere, penso che
essendo noi in qualche modo lontani dalla problematica del servizio, così come
siamo stati presi in contropiede una prima volta ipotizzando la Casa Famiglia
con preclusione (addirittura con punteggi che tendevano ad escludere non solo
chi non era autosufficiente ma anche chi si trovava vicino a tale situazione),
della condizione di non autosufficienza. Per evitare errori del genere io
imposterei la gara d'appalto su una forma di offerta partecipata, di offerta
progettata da parte del concorrente, secondo lo schema di appalto concorso.
Valutando quella che in termini giuridici si definisce offerta
"economicamente più vantaggiosa", per far si che i proponenti
suggeriscano oltre al prezzo, anche una utilizzazione che sia quella più
rispondente ai bisogni diffusi (che, per quanto si manifestano in questo
momento, sono soprattutto bisogno di assistenza a persone non autosufficienti e
bisogno di cure a particolari categorie di pazienti che non possono essere
ospedalizzati tipo quelli citati, portatori di Alzeimer ecc., ai quali si
provvede con interventi tampone quando capitano emergenze come quella cui il
Servizio Sociale si trova a sopperire in questo momento, di ospedalizzazione
domiciliare). Quindi l'idea è: avuto l'indirizzo di garantire la gestione della
Casa attraverso una gestione professionalizzata esterna, riempire di contenuti
il momento negoziale però lasciando libertà di proposta a chi si fa avanti per
assumere la gestione di questa struttura.
In
questo momento abbiamo persone che hanno bisogno di essere ospitate, non sono
tante, sono cinque, massimo sei. Queste persone, se dovessero essere già
presenti nella struttura al momento del bando, rappresenterebbero un dato di
fatto e non rischierebbero di dover competere con altre sulla base di un
regolamento che nasce dalla fase negoziale, col rischio magari, di fronte
all'urgenza di ospitare il portatore di patologie particolari che proviene da
Settimo, che proviene da Cagliari (meritevole, per carità, che però comunque
andrebbe ad occupare un posto che poi potrebbe mancare) di rimanere escluse.
Allo stato attuale come requisiti di legge potremo ospitare 18 persone, però
come ipotesi si lavora attorno ad un numero di 12 più 1. E' anche vero che, riverificata
la situazione delle stanze, vi è la possibilità di recuperare due locali ampi
della zona giorno a locali di pernottamento. Insomma potremmo agevolmente
ospitare allo stato attuale 18 persone e, con interventi minimi si potrebbe
raggiungere un numero massimo consentito in strutture di Casa Protetta che
prevedono anche il trattamento tipo Ospedaliero. Quindi siamo già in possesso
di una struttura standard anche come Casa Protetta: poiché abbiamo già
ipotizzato una gestione nostra come Casa Protetta ed acquisito le informazioni
presso la Regione, sappiamo già che con modestissimi interventi la struttura è
già idonea essendo nuova e dotata di tutti i requisiti. Si tratta di reperire
la camera mortuaria che come locale esiste già, di isolare la lavanderia che si
trova aperta in un androne con una vetrata, dopo di che si tratta semplicemente
di chiamare camera di isolamento una camera che invece attualmente è una
normale camera di pernottamento. Gli interventi comunque sono tutti di facile e
rapida attuazione. Si pone il problema di chi debba attuarli. Anche in questo
caso può essere lasciato alla proposta del concorrente, nel senso che se il
concorrente decide di attuarlo a proprie spese, dovrà concorrere compilando un
vero e proprio piano economico-finanziario di gestione. In quel caso iscriverà
nel piano economico finanziario il rateo di ammortamento dell'investimento.
Quindi diventa automaticamente parte dell'offerta, anche in termini finanziari;
o potrebbe chiedere di essere realizzato da parte del Comune, in quel caso il
Comune nel valutare le offerte non terrà conto dell'ammortamento a carico
dell'impresa ma terrà conto dello stesso rateo dell'ammortamento a carico del
Comune. Quindi è una procedura che può essere svolta in termini molto semplici,
l'abbiamo già fatto in altri casi di affidamento di gestione (ad esempio per
l'ostello della gioventù), potremmo utilizzare lo stesso schema di Piano
economico finanziario. Il mio pensiero, però, è che si debba lasciare alla
proposta del concorrente la sistemazione di questi spazi, per evitare che il
Comune si accolli un onere, per una soluzione che (articolata in Casa Protetta,
struttura di R.S.A. o struttura di Assistenza Diurna ecc.), potrebbe risultare
non funzionale e potrebbe addirittura richiedere nuove rimozioni e modifiche.
Quindi io sarei dell'idea di lasciare libertà di proposta ai concorrenti
attraverso la procedura di evidenza pubblica basata sull'offerta economica più
vantaggiosa. Ossia sulla comparazione del dato finanziario e del dato relativo al
servizio. Per quanto riguarda poi la durata, questa è prevista in cinque anni
più eventuale rinnovo. Inizialmente si prevedeva una durata di dieci anni, ci
si è orientati sui cinque anni anche perché i diversi interlocutori che si sono
proposti hanno dato questa indicazione. Vi è poi la questione della possibilità
di riscatto della gestione. Anche qui gli interlocutori che abbiamo avuto erano
pienamente consapevoli di questa possibilità perché è una possibilità sancita
dalla legge. Quindi è già contenuta nelle norme, chi opera in questo settore o
in altri settori di gestione di strutture pubbliche, sa benissimo che esiste
questa possibilità, disciplinata dalla legge, e noi dobbiamo obbligatoriamente
prevederlo senza poterlo discutere.
Vi
può essere un ragionamento sulle modalità di questo ipotetico riscatto (che
diventerebbe opportuno solo nel caso in cui il Comune diventasse espertissimo
in materia e questo è difficile che avvenga perché onestamente le competenze di
un Comune, anche se spaziano e abbracciano l'intero settore dei Servizi
Sociali, sono competenze di governo, competenze amministrative e non competenze
esecutive). Per altri versi potrebbe verificarsi il rischio, ad esempio, di una
gestione non confacente: in quel caso però vi sarebbero altri meccanismi di
intervento quali il recesso per inottemperanza agli obblighi contrattuali.
L'altra preoccupazione che era insorta era questa: nel caso in cui il gestore
abbia affrontato delle spese che vanno in ammortamento nei cinque anni, se dopo
tre anni si decide di subentrare, in che modo vengono riscattate o compensate
queste spese? Dal punto di vista tecnico non ci sono problemi perché ogni spesa
deve essere obbligatoriamente preventivamente autorizzata dal Comune sulla base
di un regolare piano di ammortamento che preveda le quote di ammortamento nelle
varie annualità. Se il subentro avvenisse anticipatamente, al Comune farebbe
carico l'ammortamento delle residue annualità. Sono aspetti tecnici questi che,
più che approfonditi (perché in gran parte sono già definiti dalla normativa
vigente) vanno specificati in modo puntuale nel disciplinare di gara. Per
questo motivo se vi è un indirizzo verso la gestione specializzata della Casa
attribuita a un soggetto esperto in materia, la Commissione può da lunedì stesso
affrontare tutti questi problemi per dare un supporto all'ufficio che deve
redigere gli atti per la procedura di evidenza pubblica, al fine di arrivare
nel più breve tempo possibile alla individuazione di un gestore esterno. Vi è
anche una esigenza personale, ve lo confesso, di evitare che resti, questo
problema aperto a carico della futura Amministrazione. Siccome so quante
difficoltà può generare la gestione di un servizio del genere, difficoltà che
in un modo molto incisivo coinvolgono anche gli Amministratori, se si riuscisse
a restituire a questa struttura la funzionalità per sopperire ai bisogni
sociali che esistono e si manifestano quotidianamente, senza dover per questo
determinare un assillo quotidiano in capo ai Funzionari e agli Amministratori,
sarebbe desiderio mio farlo nel più breve tempo possibile, lasciando
naturalmente impregiudicata ogni eventuale diversa decisione successiva. Per
cui, se quest'anno, nel 2001, decidessimo di avviarla alla gestione esterna e
poi si verificasse, fra un anno o
due, un cambiamento di condizioni che potesse rendere più garantista e più
vantaggiosa una gestione diretta in economia, l'Amministratore che subentrerà
fra poco più di un mese, avrebbe la possibilità di reintervenire
riprogrammandosi totalmente l'intervento. Però abbiamo il dovere di non
lasciargli agli altri il problema di una struttura di cui c'è bisogno ma che
non si riesce ad aprire; di un'insieme di cittadini che chiedono servizi che
possono essere garantiti in questa struttura che però non possono essere
soddisfatti perché non siamo in grado, con la gestione in economia, di
riattivare la struttura stessa. Particolarmente utile sarà la consulenza di un
Primario di Geriatria nella predisposizione degli atti perché in effetti è un
mondo a noi, o almeno a me, totalmente sconosciuto. Solo chi vi opera
quotidianamente sa quali sono i risvolti del servizio. Quindi si tratta di dare
stabilità alla struttura affidandola a soggetti che conoscono il loro mestiere
e affidandola sulla base di una proposta che tenga conto non solo dell'utile
per il Comune, del rateo d'affitto, che pure dovrà essere pagato, ma tenga
conto, anche della capacità di soddisfare i bisogni diffusi. Dovremo scegliere
tra una offerta che propone l'affitto pari a quello stabilito dall'ufficio
tecnico erariale (cioè una locazione vera e propria di immobile) ed una offerta
tesa a soddisfare l'esigenza della persona autosufficiente, di quella non
autosufficiente, di quella Ospedalizzata e anche di chi ha bisogno
dell'assistenza diurna. Dovendo perseguire una finalità sociale che richiede il
ricorso ad una pluralità di operatori e di professionalità, il canone di
gestione non sarà un canone di locazione della struttura, ma sarà un canone di
locazione della struttura ridotta in relazione alla qualità dei vari servizi
offerti.
RIENTRANO i Conss. Pau, Carta e Moriconi quindi i presenti sono 15.
ESCONO i Conss. Cappai e Podda quindi i presenti sono 13.
del Cons. Pinna Spada Stefano il quale dice che
se si trova una gestione esterna capace di assumersi oneri e canoni d'affitto,
oneri che riguardano quelle trasformazioni che devono essere fatte perché
diventi Casa Protetta, sta bene, l'importante è che per il Comune i costi siano
esclusivamente quelli di assistenza a coloro che non sono in grado di
mantenersi. Se il profilo è questo noi siamo d'accordo. Non siamo d'accordo che
si inizi prima ad accogliere gente che ha necessità, prima che venga fatta una
convenzione e un contratto con una impresa esterna. Se molte cose non sono
andate bene è stato per critiche interne. Quello che ha provocato la rottura e
discussioni inutili, esigenze non sostenibili che hanno allontanato, quindi,
questo potrebbe riverificarsi. Si è d'accordo perché presentata così i costi
per il Comune dovrebbero essere zero, salvo l'assistenza dovuta a chi non ha
materialmente la possibilità di avere una assistenza totale, quindi integrerà
con la pensione, lasciando parte della pensione in mano all'assistito e il
Comune integrerà, e questo va benissimo. L'importante è questo, non iniziare a
far entrare gente, perché chi controllerebbe, chi darebbe assistenza a queste
quattro o cinque persone che richiedono in questo momento di poter entrare? O
il Comune paga degli Assistenti Sociali, dei Geriatri, Infermieri che
assistono, oppure non è possibile sino a che non si ha una convenzione precisa
fatta con una impresa esterna. Il voto è favorevole nella direzione annunciata
prima.
del Sindaco il quale ribadisce che con l'affidamento in
gestione a ditta esterna viene a modificarsi quanto fu già affidato in
precedenza. Attualmente esiste l'obbligo della gestione di questa struttura
come Casa Famiglia, perché è stato attivato il servizio e, nel momento in cui
il servizio viene attivato, la non erogazione quando vi è una domanda determina
interruzione di Pubblico Servizio. Se però si riavviasse il servizio a suo
tempo interrotto per assenza di utenti, con un rapporto in appalto che preveda
durata triennale con possibilità di rinnovamento andremmo a mortificare la
prospettiva, l'opportunità, di una gestione in convenzione con soggetto
esterno. In qualsiasi modo, si apra o non si apra in questo momento, vi è una
riserva di due posti garantiti per i donanti.
Il
problema non sono i donanti, sono le altre persone che hanno oggi bisogno di
aiuto e di assistenza: assistenza alla quale il Comune deve provvedere
attraverso un servizio che in questo momento è regolarmente istituito. Come
uscire da questa situazione di stallo? L'idea è logicamente di evitare di
compromettere il futuro della gestione all'esterno, intanto cercando di
accelerare i tempi il massimo possibile, per evitare di dover far entrare
persone in regime provvisorio. Però anche continuando, fino a che non subentra
il nuovo esercizio di Casa Protetta a garantire quel servizio pubblico di Casa Alloggio
che è stato istituito e che in presenza di una domanda determinerebbe, in capo
a noi, l'obbligo di soddisfarla anche, se necessario, in economia con
prestazione d'opera di un soggetto imprenditoriale privato commisurata alla
realtà del bisogno, con costi comunque ridotti, perché è vero che noi abbiamo
attivato e istituito un pubblico servizio ma il pubblico servizio è istituito
come Casa Famiglia e non come Casa Protetta.
del Cons. Piccioni Ottavio il quale chiede come mai sono stati
individuati i cinque anni, quando nell'equo canone, sono indicati, per
strutture similari, nove anni.
del Sindaco che in risposta al Cons. Piccioni Ottavio
chiarisce che il Comune non sta affittando un immobile ma vuole mantenere un
servizio pubblico che sta diventando indispensabile, quindi questo servizio
pubblico è affidato alla gestione esterna. Vi è la necessità, da parte di chi
entra per la prima volta nella gestione di un servizio, di sperimentare la
soluzione, perché può anche capitare che decida, l'operatore privato, di
recedere perché cambia una legge, le condizioni non ci sono più e così via. Ma
vi è anche la necessità dell'Amministrazione di non pregiudicarsi un possibile
rientro ad esempio per soddisfare altre nuove impreviste esigenze che dovessero
verificarsi. I cinque anni sono stati considerati equi, se vi è la convenienza
reciproca si prevede nel disciplinare la possibilità di un ulteriore periodo,
quindi di fatto si sta parlando di dieci anni lasciando comunque la libertà
all'imprenditore privato, con un congruo avviso, di recedere prima consentendo
però anche al Comune di poter anche interrompere prima. Quindi cinque anni sono
un periodo prudenziale, se le cose vanno bene per entrambi può prorogarsi
benissimo ai dieci anni, se le cose dovessero andare male, sia il soggetto
pubblico che il soggetto privato possono recedere senza subirne danno e
soprattutto senza che a subire danno siano gli utenti. Ci troviamo adesso però
in una situazione assurda: abbiamo un numero di persone che chiedono servizi
particolarissimi, abbiamo la struttura, abbiamo chi ci si propone per gestirle.
Siccome quei servizi richiedono una specializzazione tale che è impensabile un
intervento del Comune in economia, come era facile ipotizzare per la Casa
Famiglia (si trattava di gestire un convitto, adesso si parla di convitto, di
assistenza sanitaria differenziata sulla base di patologie, ecc. e non siamo in
grado di farlo), occorre assumere il rischio della scelta di andare verso la
gestione privata, garantendo comunque tutte le condizioni di un servizio
pubblico. Non è una locazione di immobile, non stiamo affittando una struttura
tanto per incassare l'affitto, stiamo provvedendo a individuare il modo più
efficace ed economico di offrire un servizio essenziale.
del Cons. Pinna Spada
Stefano il quale ritiene di poter dire che gestione della comunità significa
che si potrebbe riaprire senza neanche il parere del Consiglio Comunale perché
se c'è richiesta, la casa si è chiusa perché non c'era richiesta giusto?, si
apra. Nella relazione c'è la proposta di affidamento a terzi, diciamo impresa
privata a condizione che diventi Casa Protetta, quindi con trasformazione del
servizio. Quello che dobbiamo approvare questa sera non è questo della gestione
privata, ma dell'indirizzo per l'affidamento a terzi non c'era neanche bisogno
secondo me di sottoporlo al Consiglio Comunale perché se non c'è domanda si
chiude se c'è domanda si apre e continua come prima.
del Sindaco il quale puntualizza che questo è vero per
il servizio già attivato, infatti non è oggetto della discussione di oggi: oggi
ciò che si chiede al Consiglio è di scegliere se continuare con la gestione in
economia o in concessione al privato, sapendo però che questa gestione dovrà
essere finalizzata anche a una diversificazione dei servizi, che vada oltre la
Casa Famiglia. Oggi come Casa Famiglia la struttura è già abilitata al
servizio, si è parlato della situazione attuale solo per raffrontarla a quella
che è la diversa domanda dei cittadini.
del Cons. Pinna Spada Stefano che ritiene non
vi sia la necessità di sottoporlo al Consiglio Comunale, ritiene invece che al
Consiglio Comunale si debba sottoporre la proposta del soggetto privato con la
trasformazione della Casa Accoglienza in Casa Protetta per anziani non
autosufficienti e così via. Non so che cosa votare, perché ho dichiarato il mio
punto di vista, e credo del gruppo, siamo d'accordo per la gestione a privato,
se si trova, perché a queste condizioni ritiene che il privato non si trovi.
del Sindaco il quale rispondendo al Cons. Pinna Spada
Stefano dice che per l'esercizio del servizio già istituito il Consiglio
Comunale non deve pronunciarsi perché è già istituito, siccome stiamo parlando
di trasformare un servizio in un altro, la competenza è del Consiglio Comunale
che deve dare la possibilità agli uffici ed alla Giunta di predisporre ed
approvare atti coerenti per un servizio che è diverso con quello attualmente in
vigore, per la gestione del quale ci si adegui alla domanda (Come per
l'assistenza domiciliare, se c'è richiesta di assistenza si dà il servizio, se
non c'è richiesta si sospende e lo si riprende quando c'è domanda). Adesso però
ciò che è emerso è la necessità di cambiare tipo di servizio e cambiare tipo di
gestione. Per mantenere la Casa Famiglia con la gestione in economia non serve
un pronunciamento del Consiglio perché si è già pronunciato: il servizio è già
istituito, perciò, come si ripresenta la domanda abbiamo il dovere di
soddisfarla e finisce lì, però stavolta la proposta è diversa.
del Cons. Pinna Spada Stefano il quale afferma
che siccome si è detto che è problema della Giunta individuare i
"terzi" ritiene che come Consiglio Comunale non ci si debba
pronunciare.
del Sindaco il quale ribatte dicendo che il Consiglio
Comunale è competente per l'istituzione di un servizio e lo fa pronunciando
apposito indirizzo. Pertanto in questo momento è competenza del Consiglio
Comunale pronunciarsi per una variazione della conduzione di questo servizio in
questi termini:
-
affidamento in concessione a terzi anziché gestione
in economia;
-
soddisfacimento della domanda anche di Casa
Protetta.
Quindi
variazione della tipologia del servizio e variazione della tipologia di
gestione. E' competenza del Consiglio decidere, per quanto riguarda poi tutti
gli atti conseguenti li predispongono gli uffici e li approva la Giunta. Il
Consiglio può essere coinvolto nel merito con l'esame in Commissione.
La
proposta è estremamente semplice e chiaro è l'oggetto: Indirizzo per
l'affidamento a terzi della gestione della Comunità alloggio per Anziani Casa
Accoglienza F.lli Vittorio ed Emanuele Puggioni. Poi nella premessa è
chiaramente detto che la necessità nasce dalla considerazione della opportunità
di adibirla anche a Casa Protetta. Cioè vi è una variazione del tipo di
servizio e vi è l'indirizzo su chi deve fornire questo servizio. Il Sindaco dà
poi brevemente lettura della premessa della proposta di deliberazione e
prosegue dicendo che, pur senza interrompere il servizio attuale, rivolto alle
persone autosufficienti, si vuole avviare una gestione totalmente diversa dalla
precedente per soddisfare anche la richiesta di ospitalità in Casa Protetta.
ESCONO i Conss. Moriconi e Serra quindi i presenti sono 11.
del Cons. Pinna Spada Stefano che chiede come
si fa a rispettare lo spirito della donazione fatta al Comune di Sinnai dai
F.lli Puggioni giusto atto pubblico del Notaio ecc.?
del Sindaco che ribadisce che questo è possibile proprio
perché vi era nella donazione, espressamente richiamata, la possibilità di una
gestione a terzi. Si è confuso un pò sul termine gestione in vari momenti. La
gestione significa intera responsabilità di organizzazione del servizio,
determinazione della qualità del servizio, delle tariffe, del Regolamento. Se
la totale responsabilità è mantenuta in capo all'Amministrazione, il gestore è
l'Amministrazione, che esegue il servizio in economia (assumendo direttamente
attraverso l'ufficio del collocamento le persone pagandole mensilmente oppure
appaltando l'esecuzione del servizio) (non la gestione perché l'esecutore è un
soggetto esterno che deve sottostare a tutti i Regolamenti e alle tariffe
imposte dal Comune sulla base delle offerte economiche). Questa è la situazione
che abbiamo realizzato e che è in vigore ad oggi con l'obiettivo di utilizzare
la struttura come Casa Famiglia per persone autosufficienti. Oggi ci rendiamo
conto che il bisogno è un altro e che a questo bisogno non possiamo dare
risposte noi con la gestione in economia: non è possibile fare carico a
un'assistente sociale, a un amministrativo la gestione di un servizio che
richiede forti componenti organizzative anche nel campo dell'assistenza medica.
Per fare questo abbiamo la necessità di rivolgerci ad altre gestioni condotte
da personale competente. E' indispensabile un pronunciamento per abbandonare il
servizio istituito che è di Casa Famiglia con gestione in economia per poter
consentire la trasformazione in servizio gestito da terzi anche con contenuti
più impegnativi come quello di Casa Protetta o come quelli che potrebbero
essere proposti sulla base della domanda reale. Il Consiglio ha la competenza
di esprimersi su questa istituzione di diverso servizio e sulla modalità di
gestione in concessione a terzi.
del Cons. Pinna Spada Stefano il quale dice che
se questo è l'indirizzo va bene.
VISTA e
valutata l’allegata proposta di deliberazione;
VISTO
il parere favorevole espresso dal Responsabile del settore in ordine alla regolarità
tecnica;
RITENUTO dover provvedere in merito;
CON VOTO UNANIME, espresso palesemente
D E L I B E R A
- di approvare la proposta di
deliberazione nel testo allegato alla presente.
CONSEGUENTEMENTE il C.C.,
stante l’urgenza, con voto unanime, espresso palesemente;
D E L I B E R A
- di dichiarare il presente
atto immediatamente eseguibile ai sensi dell’art. 134 del D.LGS. 267/2000.
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Il presente verbale previa lettura e conferma viene firmato come appresso:
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IL PRESIDENTE IL SEGRETARIO GENERALE F.to VALENTINI F.to ANGOTZI |
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Pubblicato all’Albo Pretorio dal 04.04.2001 e per gg. 15 e spedita con nota N. __________ in data_____________ al CO.RE.CO./CO.CI.CO. IL SEGRETARIO GENERALE F.to ANGOTZI |
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Per copia conforme al suo originale ad uso amministrativo. Sinnai, lì 04.04.2001 IL FUNZIONARIO INCARICATO CARDIA |